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Pedalando il Mondo





..lo scopo del nostro viaggio è quello di avvicinarci ai problemi ed ai disagi delle popolazioni più povere, oltre che a scoprire cosa c'è fuori dalle nostre "mura di casa"...


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17 Febbraio 2009 [San Pablo de Etla- Oaxana - Messico]


Tempo che scorre  inesorabilmente in avanti, mentre la mente cerca di mettere  a fuoco momenti che verranno. Oggi dopo aver guardato il calendario mi sono reso conto che siamo gia´in un data vicina agli ultimi di Febbraio. Dopo tre settimane vissute dentro ad una officina di nome C.A.C.I.T.A., alla periferia di Oaxaca, ci siamo resi conto di quanto sia importante cominciare a cambiare le nostre coscienze in quanto a ecologia e auto-sostenimento. La bici-macchina e´uno dei simboli del cambiamento che verra´...e il cambiamnto arrivera´ sicuramente, se pensiamo all´emergenza del acqua e ai tanti altri fattori che riguardano i vari tipi di energia. In questo tempo abbiamo dato una mano a Dracula e a Osbe, i due ragazzi che lavorano all´interno dell´officina, abbiamo appreso le basi per costruire una BICIMACCHINA, (bicipompa, bicifrullatore e bicimacinacaffe´) e insieme abbiamo anche evoluto alcuni vecchi modelli di bicimacchina che erano rimaste nel dimenticatoio. C´e´da dire che la forza della bicimacchina non sta nella pura utilita´o convenienza nell´usarla (apparte il fatto che non consuma energia elettrica il che e´gia´tanto) quanto nel fatto che essere a favore della bicimacchina e´essere dalla parte di coloro che sostengono che e´l´uomo che deve controllare l´energia e non l´energia a controllare l´uomo. Per parlare di cio´si deve partire dal presupposto che il mondo tra pochi anni subira´un grande cambiamento. Gli antichi Maya avevano gia´predetto cio´e oggigiorno piu´che mai sembra che la profezia debba avvenire. Si parla del 2012.
    Non e´una semplice leggenda se si usa un po di logica, infatti nel 2012 avrà inizio una rivoluzione mondiale che sconvolgera´con il tempo tutte le abitudini dell´essere umano. Acqua e petrolio sono le parole chiave del contesto. Il petrolio finira´e questo e´un dato di fatto cosi´l´acqua sta diventando giorno dopo giorno motivo di interesse per le piu´grandi aziende mondiali, basta pensare
a Coca Cola e Pepsi che in India hanno acquistato quasi tutto il monopolio sulle acque in bottiglia. L´acqua e´un diritto dell´uomo e per cio´l´uomo deve cominciare a saper giostrare le proprie conoscenze su come usufruire di questo diritto. Qui a CACITA un esempio pratico e´il bagno secco, un bagno che grazie a compost di fieno pone gli escrementi a fermentare e successivamente si usera´il tutto come comcime per qualunque tipo di agricoltura...uno dei migliori concimi in commercio. Alla base di tutto cio´c´e´il non sprecare acqua. Qua a CACITA si sta studiando anche al fatto di raccogliere l´acqua piovana , che verra´usata per lavarsi e lavare i panni. Non sono novita´che sono nate in questo centro ma l´appoggio di questi metodi vuol dire essere contro alle multinazionali e a tutti coloro che ti dicono come vivere(stato, televisione, giornali). Il controllo delle energie alternative sara´il segreto per far fronte al 2012, il segreto che selezionera´la razza umana, che presto dovra´far fronte a un cambiamento radicale.
    Ritornando a parlare del viaggio questa settimana cambieremo rotta verso il Chapas per poi proseguire a Cancun. Laggiu´cercheremo un mezzo per arrivare a Cuba. Invece parlando del nostro arrivo a Oaxaca da ricordare e´il memorabile autostop attraverso la Selva Madre, la montagna che divide la costa chica dalla citta´di Oaxaca. Dopo aver visitato Puerto Escondido, paese ormai totalmente invaso dal turismo e da gente Europea che ha trovato la fortuna investendo denaro in attivita´ricettive, abbiamo cominciato a puntare il dito pollice sul bordo della strada, la bicicletta di Michel priva di marce e´una delle motivazioni di questo modo di viaggiare. La selva Madre infatti e´una catena montuosa che non lascia alternative a chi decide di avventurarsi in bicicletta, avere un rampichino e´una necessita piu´che un lusso. Senza tante difficolta´siamo stati caricati da tre vetture differenti (tutte e 3 dei camioncini da vacca) che ci hanno portato in appena una giornata(250km) ad´Oaxaca. La sera quando siamo arrivati in città abbiamo subito cercato un posto dove passare la notte, cosi´dopo aver revisionato una zona in costruzione vicino ad´una base dei pompieri ci siamo accampati senza pensarci su. La mattina una trentina di muratori ci hanno svegliato a suon di martelli e risate, lo stupore nel vedere tre bianchi dormire come barboni e´stato maggiore al nostro. Nella giornata ci accorgiamo come sia affascinante la citta´di Oaxaca, una delle piu´belle del Messico. Naturalmente sono tutte costruzioni Ispaniche e anche il centro e` puramente coloniale. Tutto molto bello se non si pensa  a come l´uomo bianco abbia totalmente colonizzato (e ancora oggi)tutti i negozi e le attivita´ del centro. Una vergogna ai miei occhi...la gente indigena ormai emarginata ai piedi delle montagne che circondano la citta´mentre imprenditori sfruttano cio´che la gente locale ha venduto a prezzi ridicoli, il tutto perche' questa era una zona a rischio di terremoto.
    Il lato buono di Oaxaca e´invece lo spirito rivoluzionario  che si respira attraverso la gente locale. Ogni anno a Oaxaca avvengono scontri tra polizia e popolo, il  piu´acceso che c´e´stato durante questi anni ´stato quello del 2006, dove la campagna locale dei professori(la APPO) ha manifestato contro il governo che non finanziava adeguatamente il sistema scolastico. Dopo pochi giorni di protesta forze militari hanno violentemente attaccato i manifestanti provocando morte e spargimenti di sangue. Alla televisione in quel periodo naturalmente non
e´stato passato niente di tutto cio´,lasciando all´oscuro tutti gli abitanti Messicani. La protesta e´andata avanti per piu´di quattro mesi culminando in Città del Messico dopo una camminata di 400km da parte dei manifestanti da Oaxaca sino alla capitale.
    Oaxaca e´una citta´all´interno della quale si puo´percepire la rabbia della gente per le ingiustizie, una citta´dove e presente l´impegno sociale per le
cause giuste. Una citta´alternativa, una citta´diversa dal normale.

Lorenzo

[FOTO]


12 Gennaio 2009 [Athoyac - Guerrero - Messico]


Dopo un periodo dedicato all´arte culinaria italiana trapiantata in México, abbiamo deciso di prenderci una bella vacanza per rilassarci dai ritmi lavorativi che ci avevano coinvolto negli ultimi 2 mesi.
A caratterizzare quest´ultimo periodo e´stato l´arrivo di Michel (il fratellino di Francois). Infatti dopo una lunga attesa del passaporto svizzero, Michel ci ha raggiunto con un volo semidiretto da Firenze ad Acapulco. Appena uscito dall´aereoporto un grande abbraccio ha neutralizzato tutti questi anni e la distanza che ci teneva separati, e rivedersi e´stato come rivivere gli anni passati assieme.

Il giorno dopo aver “recuperato” Michel siamo ritornati nel villaggio dove vivevamo, Arenal secundo, e per una settimana abbiamo integrato Michel nella famiglia che ci ospitava facendoli conoscere da vicino la vera vita Mexicana. In piu´ abbiamo terminato il nostro “servizio Della Pizza”, lasciando cosi´ alla famiglia di Lino e Carmen un nuovo lavoro che possa dargli una sicurezza economica maggiore. Infatti abbiamo deciso …..anche in seguito ad alcuni messaggi impliciti di Lino (fratello del May nonche´padrone del terreno dove abbiamo vissuto)…….di levare le tende e di trascorrere il nostro ultimo periodo di permanenza in questo posto in riva al mare, vivendo 2 settimane sotto una capanna di legno e foglie di cocco. Il posto si Chiama Iano Real;  e´un paradiso di tranquillita´ e nei momenti liberi si pesca, si scrive e si pensa al viaggio che verra´…si pensa a cio´che ci riservera´il Sud America.

Ora non ci resta che aspettare la bici di Michel (che un ciclista del posto ci ha promesso per il 15 di gennaio), per poi proseguire il cammino verso il Chapas, in un´associazione anarchica che si sta dedicando alla costruzione di una BICI MACCHINA…una bicicletta che grazie al suo meccanismo a pedali puo´trasformarsi in oggetti di uso quotidiano...tipo pompa per l´acqua, macinatore,  frullatore e altro ancora.

Dopo il Chapas ci  spettera´ lo Yucatán per poi approdare a Cuba….ma ancora e´troppo presto per parlare di Cuba e isole Caraibiche….prima c´e´da vivere ancora l´anima del México conoscendo a fondo le culture millenarie che caratterizzano le zone tipiche del sud….per molti la vera essenza del México.

Comunque la gente della costa ovest, (costeños…come li chiamano qui) ci hanno lasciato un bel ricordo che porteremo sempre nel cuore con affetto e simpatia. La gente qua e´socievole e alla mano e sempre pronta ad aiutarti, e  i loro grandi sorrisi fanno venire alla mente fisionomie afro americane. Non a caso varie comunita´africane si insediarono in questo stato(Guerrero)a partire dal 1500 in seguito alla tratta degli schiavi degli spagnoli e portoghesi.

Con noi porteremo dietro anche il ricordo del May , un uomo che parla d´amore, un uomo che ancora oggi cerca di mantenere viva in lui l´essenza della vita. Un uomo che in ogni occasione cerca di trasmettere alla gente il volersi bene abolendo in principio ogni tipo di pregiudizio. In lui si riflette un nuovo modo di vedere la vita, e piano piano, una volta conosciuto il suo pensiero si rimane letteralmente contaminati dalle sue parole, che non sono altro una chiave moderna per comprendere a sua volta il messaggio di Gesu´Cristo.

E quindi una nuova tappa di questo incredibile viaggio ha
inizio….

Lorenzo



6 Dicembre 2008 [ Guerrero - Messico]

Seconda PARTE

Da quel giorno passato al mare assieme agli amici messicani e francesi sono passate gà 3 settimane.
   E' incredibile pensare a come le cose in poco tempo possano prendere forma. Infatti da quel famoso giorno abbiamo deciso di fermarci nella casa di May...per la precisione nella casa di Lino(suo fratello) ,li proponemmo di restare con lui e aiutarlo nei lavori del campo in cambio della sua ospitalita`. I giorni successivi al nostro arrivo la comitiva di ragazzi francesi e messicani ritornarono in Messico(la capitale) mentre noi decidemmo di fermarci qui per un periodo indefinito.
    Assieme a Lino buttammo giù un'idea: fare un forno e di cominciare a vendere pizza,creando così un lavoro per sua moglie Carmen(casalinga).
E così da 1 settimana a questa parte siamo a vendere pizza per tutto il villaggio,naturalmente è una pizza Italiana(forno a legna , mozzarella ,buona pasta....ecc)   
    Francois dalle 4 alle 7 della sera va in giro in bicicletta urlando..:"pizza caliente niños....10 pesos!! " e la gente compra ogni giorno di più...
    In attesa dell'arrivo di Michel(il fratellino di Francois) continuiamo a sfornare pizze per la gioia dei bambini del posto...e molto spesso anche per la gioia degli adulti.

Lorenzo

20 Novembre 2008 [ Guerrero - Messico]

PRIMA PARTE

Il viaggio continua, questa volta e´lo stato di Guerrero ad ospitarci, tra palme, mare, sole e asini messicani. Sono gia´passate due settimane da quando abbiamo lasciato Citta´del Messico; il motivo e´ che nella scuola CEFIA non c´era piu´molto da fare: dopo la morte del direttore Angel la scuola ha subito un forte ridimensionamento, giovani ragazzi che prima non sapevano nulla riguardo all´insegnamento e all´educazione adesso per forza di cose sono diventati maestri. Essendoci rimasto poco spazio per le nostre attivita´ e lezioni abbiamo deciso che la migliore cosa da fare era togliere il disturbo, rispettando anche i tempi di una rifondazione dovuta a cause di forza maggiore.
    Cosi´abbiamo colto la palla al balzo unendoci due settimane fa´ ad una comitiva di ragazzi che da citta´del Messico partiva per Guerrero; la ragione di questo viaggio era la visita ad una famiglia che vive in un villaggio a pochi passi dal mare, per esattezza l´oceano Pacifico. Una familia particolare, il perche´sta nel fatto che all´interno di questa famiglia vive un signore di nome Umberto…in arte MAY. E´uno di quei personaggi che tutti  conoscano, uno di quelli che se passa per strada tutti salutano con rispetto…uno di quelli che ognuno ascolta con attenzione e devozione, insomma…un personaggio. Il perche´ lo scopriremo con il tempo… Fatto sta che partiamo alle 4 di notte da Citta´del Messico con un furgone mezzo distrutto, un mezzo che un gruppo anarchico della citta´ che occupa legalmente un edificio vicino alla zona rosa ci ha gentilmente prestato. Ci aspettano piu´o meno 7 ore di viaggio…”una maratona memorabile”sino allo stato di Guerrero...dimenticavo un particolare…guido io.
    Il favoloso paesaggio che costeggia l´autostrada Messicana fa scivolare via le ore e in meno di quanto immaginiamo arriviamo a destinazione: sono le 12.30 e il villaggio si chiama Arenal. Entriamo nella casa dove vive la familia, si trova nel bel mezzo di una giungla tra palme di cocco banani papaye e tanti altri frutti…Uno in particolare coglie la nostra attenzione e sichiama NONI. Dicono che e´un frutto Indiano e per la famiglia e´la maggiore fonte di guadagno. Infatti grazie ad un semplice proceso il signore che vive nella casa, il signor Lino(fratello del MAY) produce un succo che successivamente vende alla modica cifra di circa 20 euri il litro. Dicono che il NONI sia un frutto benefico in grado di curare molte infermita´e malattie. Un frutto miracoloso che nella citta´raggiunge un prezzo vertiginoso. Il signor Lino comunque sia riduce il prezzo notevolmente per favorire anche maggiormente il mercato locale. Una bottiglia di 1 litro la vende a 100 pesos(6 euro). Dopo le classiche presentazioni e strette di mano ci accompagnano dal signor MAY…che vive nello stesso circondario ma in una capanna differente da quella di Lino. “Il MAY” (cosi´viene chiamato)e´un
signore sulla settantina che da dieci anni a questa parte ha perso l´uso delle gambe a causa di una caduta da un´albero. Ha un occhio mezzo chiuso, barbetta incolta e capello selvaggio andante. Ma dietro questa semplice descrizione física c´e´di piu´…una specie di “predicatore
Messicano”.
    Infatti il MAY dopo averci accolto nella sua capanna ci abbraccia calorosamente a tutti come fossero 20 anni che ci conosce…ci dice di sederci vicino a lui e successivamente appiccia un “sigarillo de Mota”= mariwana. Infatti in questo villaggio l´uso delle sigarette e´limitato se non inesistente…qua si fuma Maria, visto che le coltivazioni locali offrono solo questo. MAY comincia a parlarci di argomenti leggeri…come la fine del mondo, il collasso della societa´moderna…il legame razionale delle religioni mondiali e altri temi leggeri……si sa che dopo 7 ore di viaggio non c´e´niente di meglio che una rilassante discussione tra postumi.
    Io mi guardo in giro se c´e´qualche frutta caduta giu´per grazia di Dio…lo stomaco comincia a brontolare. Per fortuna una voce dalle retrovie aleggia nell´aria…..”a comer!!”(a mangiare)…tra tortillas e fagioli si ragiona meglio. Successivamente montiamo la tenda da 10 che un ragazzo di nome Murizio ha portato gentilmente da casa sua…infatti qua se dormi fuori le zanzare potrebbero ucciderti in pochi minuti…peggio che l´india! Prima di andaré a dormire ci mettiamo daccordo sull´indomani, decidiamo di andaré al mare con il MAY.
    La mattina seguente dopo 12 ore di sonno smontiamo tutto e ci accingiamo a raggiungere il mare. In meno dio 20 minuti arriviamo alla spiaggia dove ci accoglie una familia di pescatori(naturalmente amici del MAY) che ci offrono una capanna per accamparci. La spiaggia e´favolosa…e´assolutamente incontaminata e fuori da qualsiasi giro turístico…gli unici edifici che si possono incontrare sono capanne semidistrutte dal vento e dalle intemperie.
Chi va a bagnarsi, chi fuma chi pesca…le ore volano e nel frattempo un pescatore di nome Tonio mi insegna anche a gettare la rete nel mare………

Fine prima parte




2 Novembre 2008 [ Città del Messico - Messico]

Altri 6 mesi se ne sono andati. Che cosa e' rimasto di questo ultimo periodo? L'India questa volta ci ha lasciato emozioni contrastanti. Abbiamo provato sulla nostra pelle che quando si vuol fare del bene automaticamente ci si tira addosso una parte di male...
        Gli ultimi mesi in India infatti sono stati caratterizzati da novitá' che ha cambiato il corso del progetto Children art centre, che da 5 mesi a questa parte era finanziato al 100% dai fondi che arrivavano dall´Italia. Purtroppo in seguito a vari malintesi con il nostro vecchio amico James, il quale a nostra insaputa riceveva aiuti locali e anche dall´estero, abbiamo deciso di non supportare piu´ le attivita´ dei bambini, che ormai erano ridotte all´osso, per scarsita´di idee e soprattutto per scarsa voglia da parte di James, di organizzare delle attivita´decenti.
    Abbiamo pero´continuato a supportare la parte produttiva del progetto, anche per rispetto a quelle persone alle quali avevamo promesso un piccolo lavoro. Cosi´dopo 6 mesi d´impegno, stress e servizio sociale non ci resta altro che la consapevolezza che la vita non e' sempre rose e fiori e che dovunque andrai e qualunque cosa farai ci sara' sempre qualcuno che ti ostacolera´...l'unica cosa da fare e' rialzarsi e combattere per cio´che credi.
    Ora il nostro viaggio riprende dal Messico, questa volta pero' si riparte piu´ forti di prima grazie ad un´esperienza negativa, che sicuramente ci servira´per il futuro. Questo mese sara´caratterizzato dall´arrivo di Michel, il fratellino di Francois che dopo una lunga attesa si unira´ finalmente a noi per il proseguio del viaggio. Lo aspetteremo nella capitale dove siamo ospiti della scuola Cefia.
    Per dovere di cronaca dobbiamo annunciare che appena due giorni fa e´ morto il direttore della scuola (il Maestro Angel), colpito da un male al cuore. Il tutto e´avvenuto d´improvviso, lasciando sconvolto tutto l'ambiente scolastico. I funerali sono stati celebrati il primo di novembre nella chiesa del paese dove una gran folla ha reso omaggio al maestro Angel. Naturalmente anche da parte nostra arrivano le piu´sentite condoglianze alla famiglia e a tutta la scuola Cefia.


lorenzo

[FOTO]


10 Giugno 2008 [ Alampoondi - India]

Dopo un anno ancora qui…a solcare gli stessi passi, a rivivere, come in uno straordinario flash back, momenti che appena un anno addietro ci resero consapevoli di quanto incredibile ci stesse accadendo e di quanto il nostro viaggio stesse assumendo un senso. E adesso, dopo la parentesi messicana, il destino o il caso ha voluto che prendessimo per mano il progetto che nel dicembre del 2006 avviammo assieme alla nostra amica Alessandra: Eco Art Centre.
    Ora il nome e’ cambiato, e’diventato Childrens Art Centre (il centro artistico dei bambini). Il perche’? Perche’ durante questi mesi il nostro “padre Indiano” James, in seguito ad alcune pressioni ricevute da Alessandra (sino a 4 mesi fa la responsabile del progetto), ha deciso di dare le dimissioni e di interrompere il suo lavoro con lei, che lo salariava mensilmente. Dopo alcune telefonate, 2 mesi fa ci mettemmo daccordo sul fatto di ritornare in India e di riniziare un nuovo ciclo, aiutandolo a sostenere le attivita’ con i bambini e in piu’ a provvedere alla sua paga. E cosi’ abbiamo pensato bene di cambiare nome al progetto per “ripulirlo” da malintesi, gelosie ed incomprensioni. Cosi’ adesso siamo qui a cercare di mettere in piedi una struttura stabile che possa andare avanti negli anni. Abbiamo deciso di avviare una produzione di bamboline e borsette di pelle che verranno vendute in Italia e che permetteranno di pagare i salari delle tre donne che le producono, oltre al salario di Jamesche per quattro giorni alla settimana sara’ impegnato a seguire i venti bambini che quest’anno parteciperanno alle attivita’. Grazie agli aiuti arrivati dall’Italia in questo mese abbiamo potuto costruire la nuova classe del progetto, dove si svolgeranno le lezioni. In piu’abbiamo costruito una stanza per lavorare con la macchina da cucire. Le due stanze sono state costruite con canne di bambu’ come sostegno e foglie di cocco come tetto. [Le immagini le potrete trovare nella sezione foto in fondo al seguente aggiornamento]
    Tornando a parlare delle senzazioni personali c’e’ da dire che i primi giorni che siamo arrivati qua ad Alampoondi e’ stato come vivere il giorno successivo a quel 15 maggio dello scorso anno, data in cui lasciammo l’ India per la Tailandia…nulla e’cambiato…tranne la statura di qualche bambino. Tutto e’ ritornato alla mente come fosse ieri, ricordi, emozioni e pensieri…proprio come quando si ritorna a casa…Questo posto per noi infatti e’come una seconda casa. Quando lo scorso mese siamo scesi dal bus ad Alampoond la gente che lavora nei negozi sulla strada ci ha dato il benvenuto ed in meno di un minuto una mandria di bambini ci ha assaltato calorosamente, aiutandoci a portare i bagagli a casa di James. Con un caldo abbraccio, (38 gradi all’ombra) abbiamo salutato James e tutti i bambini del progetto, che sino allo scorso mese si stavano godendo le vacanze scolastiche…questo mese la scuola e’ riniziata e assieme alla scuola anche le attivita’ del Childrens art centre.
    In questo primo periodo oltre alle attivita’ con i bambini abbiamo cominciato a organizzare la parte produttiva,procurandoci due macchine da cucire e le stoffe con le quali verranno cucite le bamboline. Una volta arrivate in Italia quest’ultime verranno messe in vendita al prezzo di 3 euro mentre per le borsette di pelle il prezzo sara’ di circa 2 euro. Le donne che produrranno le bamboline sono state gia’individuate mentre per la terza donna che fara’ le borsette di pelle ancora c’e’ da vedere. Insomma…tutto sta procedendo per il verso giusto…e una volta ingranato il meccanismo non ci sara’ altro da fare che godersi la felicita’ di questi bambini, che ogni giorno ci trasmettono un entusiasmo fuori dal comune.
    Finisco col dire che a fine luglio verra’a trovarci il fratello di Francois, Emanuel, che in compagnia del suo, nonche’ nostro, amico Lubrano, verra’ a godersi un mese di vacanza nell’ “incredibile India”. Dieci giorni li passeranno proprio qui ad Alampoondi. Aspettando ansiosi il loro arrivo vi salutiamo e ringraziamo in anticipo tutti coloro che hanno e stanno tuttora sostenendo il progetto.

Per ora e’ tutto

Lorenzo

[FOTO]


14 Aprile 2008 ( S.Tomas Ajusco )
[ Città del Messico - Mexico]

Il tempo e´ volato e sono gia’ passati due mesi e mezzo da quando siamo arrivati in cima a questa montagna, in questa scuola che ci sta, giorno dopo giorno, sempre piu´ coinvolgendo da vicino. Ci siamo ambientati perfettamente e andare via sara´ sicuramente un dispiacere. Ci siamo affezionati ai bambini che “popolano” la scuola e alla loro semplicita´ e sincerita´. Ma ormai il momento del ritorno in India e´prossimo…o forse è meglio dire il ritorno ad´Alampoondi.
    Importanti svolte hanno caratterizzato quest´ultimo periodo di vita del progetto Eco Art Centre. Infatti come gia´detto nell´ultimo aggiornamento, erano emersi dei contrasti tra noi e Alessandra(l´ormai ex-direttrice del progetto). Dico ex perche´in queste settimane c´e´stato un
“crack” per quanto riguarda i rapporti con lo staff ed Alessandra. Infatti nostro “padre” Indiano  James, nonche´ responsabile del progetto, dopo aver ricevuto la notizia di una nostra esclusione dal progetto da parte di Alessandra, ha deciso di licenziarsi da Lei per continuare questo progetto con noi. Naturalmente e´stata la goccia che ha fatto traboccare un vaso pieno di pressioni, promesse non fatte ed incomprensioni.
    Cosi´il nostro ritorno ad Alampoondi diventa praticamente un dovere…il dovere di mandare avanti cio´ che abbiamo iniziato l´anno passato…lo facciamo per James, i bambini e per tutti quelli che in questo periodo hanno creduto in noi. Ci dispiace soltanto delle mille incomprensioni emerse negli ultimi messaggi di Alessandra, la quale ci ha accusato piu´volte di cose non vere…ma probabilmente tutto questo e´successo solo per “merito suo”…noi non volevamo assolutamente una rottura dei rapporti con lei.
    Ma si va avanti e nell´aria c´e´anche un piccolo cambiamento del nome del progetto. Ma ritorniamo a parlare di questi  giorni, passati tra citta´e montagna a causa del passaporto di Francois (finalmente arrivato dopo una travagliata storia tra Berna e Mexico City) e a causa delle pratiche burocratiche per quanto riguarda il visto Indiano. In questi giorni oltre ai vari impegni in citta´, abbiamo partecipato alla grande accoglienza che la scuola CEFIA ha riservato a una grande compagnia mondiale, la Novartis(Svizzera)...la quale ha sponsorizzato in maniera notevole parte del cibo che ogni giorno viene dato ai 150 bambini della scuola. Moltitudini di alimentari hanno praticamente sommerso la dispensa della scuola che per un mesetto dovrebbero soddisfare le bocche affamate dei bambini. Non e´la prima volta da quando siamo arrivati che sucede una cosa simile. In passato altre grandi compagnie avevano sponsorizzato la scuola CEFIA.
    Da aggiungere c´e´ben poco, solo la trascrizione dei nostri sentimenti puo´allungare questo aggiornamento, che in quanto a fatti ha ben poco da dire…ma per quanto riguarda le emozioni che ogni giorno questi bambini ci trasmettono, ci sarebbe da parlare davvero molto.

                            Hola……Lorenzo

PS: "Auguri  alla mi´ zi´ Anna di Bibbiena"

[FOTO]

8 Marzo 2008 (auguri a tutte le donne del mondo)
[ Città del Messico - Mexico]

Dopo pochi giorni passati sulla costa est del Messico, nella bella Tampico, ci siamo spostati nella capitale: Mexico City. Questa è una delle piu’ grandi e popolate citta’del Mondo; gli abitanti sono  approssimatamente  23 milioni. Quando si entra alle soglie della capitale si rimane assolutamente colpiti dalle innumerevoli abitazioni che sono situate sulle montagne, infatti la citta’ sorge a 2000 metri di altezza su un’estesa pianura dove e’ situato il centro, mentre le periferie e i quartieri poveri stanno sulle numerose montagne che accerchiano il centro.
    Il nostro appoggio questa volta e’una ragazza di nome Cecilia che ci ha messo a disposizione a tempo indefinito casa sua. Lei abita vicino al centro, dove la gente gode di un certo benessere, dove di poveri non se ne vedono e dove l’influsso statunitense e occidentale ha gia’ preso piede da tempo. Arriviamo a casa sua nel pomeriggio e gli spieghiamo subito  nostri programmi: fare il passaporto nuovo di Francois, cercare un associazione dove trascorrere i prossimi 2 mesi in attesa del nuovo passaporto, infine una breve visita alla citta’.
    Lei e’una ragazza di 22 anni che lavora in una compagnia dove si vendono e si pubblicizzano profumi..la storia e’curiosa perche’il lavoro l’ha trovato conoscendo un signore americano della stessa associazione con la quale stiamo viaggiando in questo momento. L’ospito’per pochi giorni dopodiche’si misero daccordo per incominciare il business dei profumi in Messico, cosi’Cecilia e’diventata una ragazza d’affari con l’obbiettivo di riuscire a guadagnare attorno ai 7 mila euro l’anno entro il prossimo anno...ma per ora sono solo sogni.
    La casa e’davvero grande e accogliente e il nostro posto letto sara’un grande materasso, messo in terra, che ricopre tutta una grande camera...c’e’anche un’amaca. Il giorno dopo essere arrivati da lei ci muoviamo subito verso l´ambasciata svizzera. Naturalmente ci andiamo in bicicletta, cosi´possiamo conoscere meglio le strade e i quartieri della citta´. Ci accorgiamo di come siano immense le distanze che ci separano dai vari posti ai quali siamo interessati (comunque niente a che vedere con Tokyo), ma soprattutto ci accorgiamo di quanto smog e casino si respira sulle strade.
    Il rispetto per il ciclista e´un concetto remoto o meglio inesistente, andare in bicicletta a Citta´del Messico vuol dire lottare, avere coraggio e qualche volta incoscienza. Arriviamo all´ambasciata, nella quale in pochi minuti Francois avvia le pratiche per il nuovo passaporto. Ci vorranno circa 2 settimane. Ritornando a casa di Cecilia ci accorgiamo di quanto questa città sia ricca di molteplici aspetti: si possono incontrare palazzi bellissimi dell´era Ispanica e un secondo dopo, girato l´angolo, si vedono case che cadono a pezzi, baracche e macchine americane distrutte, ferme ormai da anni. Infatti, qua nella capitale e come in tutto il Messico, arriva tutta la spazzatura degli USA: macchine vecchie che ormai negli Stati Uniti non sono piu´buone a niente, elettrodomestici  degli anni 80, televisioni e tutto cio´che riguarda il passato della tecnologia. La gente comunque e´davvero calorosa e a suo modo sta tentando di conservare la sua identita´, la sua storia e tradizione, nonostante la tentazione e la puzza del capitalismo sia presente ovunque.
    La sera, a casa, parliamo con Cecilia del piu´e del meno e  riguardo alla nostra volonta´di trovare un´occupazione come volontari per i prossimi 3/4 mesi. Come per magia o per caso lei ha una cugina che e´direttrice in una scuola privata per bambini poveri, in cima ad una montagna a 30 km dal centro. La scuola si chiama C.E.F.I.A.(centro di formazione integrale con alberghe) e si trova in un paesino di montagna che si chiama San Tomase Ajusco. La notizia e´di quelle che ci fanno sorridere e allora la buttiamo li´:
“quand´e´che si va a parlare con la tu cugina?”  (naturalmente in messicano)
Una telefonata e ci mettiamo subito daccordo per la settimana stessa. Quando arriviamo alla scuola Cefia l´ambiente e´di quegli migliori, bambini di tutte le eta´sguinzagliano da tutte le parti, e pensare che e´l´ora della lezione....Conosciamo Iram(la cugina) che ci accoglie nella direzione e ci spiega come funziona un po' la scuola: in totale ci sono piu´di 150 bambini che partono da “1° anno” sino ad´arrivare ai 16. Cefia non e´una scuola governativa e qua dentro sono accetti soltanto bambini poveri che naturalmente non pagano nulla. Inoltre la scuola provvede ogni giorno alla colazione e al pranzo di tutti gli scolari. In piu´ dentro la scuola vivono per 5 giorni a settimana 18 ragazzi che il fine settimana ritornano dalle rispettive famiglie (genitori, se vivi, oppure parenti). Quando ci finisce di parlare diciamo alla signora Iram che vorremmo vivere nella scuola per un po' di mesi insegnando qualcosa ai bambini in cambio di dormire e mangiare, le mostriamo le nostre foto, le parliamo del progetto che abbiamo aperto in India e del nostro giro del Mondo, ma soprattutto la facciamo partecipe  del problema del passaporto di Francois che richiedera´ piu´o meno 2 settimane. La risposta e´ positiva, lei sarebbe grata di ospitarci nella scuola, ci dice che ci sarebbe una camera per noi, seppur piccola e che per il mangiare non ci sono problemi. Il resto sono soltanto dettagli...
    Da 2 settimane a questa parte stiamo vivendo in San Tomas Ajusco, nella scuola CEFIA dove ogni giorno, io (lorenzo), sono maestro d´italiano e geografia in 3 classi a bambini di 8/ 10 anni e ai ragazzi piu´grandi, di 14 anni (qualcuno di loro crede che gli USA siano in Africa). Ma il margine di miglioramento e´ampio e entro giugno dovrebbero imparare le basi dell´Italiano e della geografia...dovrebbero. Francois e´ invece maestro di origami e di disegno con i bambini piu´piccoli e a volte anche con i piu´grandi. Il pomeriggio invece viviamo con i 18 bambini e ragazzi dell´”alberghe” e ogni giorno stiamo assieme a loro: giochiamo parliamo, ci confrontiamo ci divertiamo e a volte facciamo casino con loro. In generale i bambini qui sono affettuosissimi, soprattutto quelli che vivono nell´alberghe, che essendo 24 ore su 24 senza genitori cercano in noi una figura paterna.
    Insomma...per ora ci sentiamo come a casa e se tutto va come deve andare a giugno si torna in India per seguire da vicino il progetto Eco Art Centre, nonostante sia emersa una gelosia nei nostri confronti da parte della nostra amica Alessandra, la quale preferisce che non ritorniamo...ma al cuore non si comanda.

    Sono aperte quindi da ora le ordinazioni delle famose bamboline Indiane che ci hanno permesso di supportare il progetto con i bambini Eco Art Centrelo scorso anno. Per chi fosse interessato questa e´ l´email e il numero di telefono Italiano dove e´possibile ordinare i prodotti Indiani:

giramondo@muovitilibero.it
tel.  0574 541104

Per ora e´tutto
Lorenzo

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10 Febbraio 2008 [ Madero (Tampico /Tamaulipas)Mexico]

Eccoci finamente in México, dove da due settimane a questa parte siamo ritornati a calpestare la strada, naturalmente sempre in sella delle nostre due ruote “ripiegabili”, che gia´dalla Tailandia ci stanno accompagnando. Senza crearci tanti problemi…nonostante il modico prezzo per il quale le comprammo, circa 60 euro.
    Dopo aver finalmente lasciato gli USA con un volo aereo di appena due ore, che ci ha letteralmente proiettato in un´altra realta´, siamo approdati in Monterrey, la terza citta´messicana per grandezza. Monterrey si posiziona nel bel mezzo di due catene montuose che la rendano davvero unica. Abbiamo modo di conoscere meglio la citta´ grazie a due ragazzi di “couch surfing”, Gabriela (i primi 3 giorni) e Sergio(altri 3 giorni). Siamo ospiti nelle loro case per una settimana, giusto il tempo di fare una breve visita e prepararci alla discesa verso altre citta´del messico. Sergio addirittura ci porta a scalare una parete di roccia che si trova a pochi minuti da casa sua...con lui ci troviamo bene e anche le sue idee sono in sintonia con le nostre...lui ce l´ha con la forte influenza degli Stati Uniti che oramai sta cancellando tradizioni millenarie e infangando la mente della gente. Infatti Monterrey e´una citta´ che assorbe molto di cio´ che arriva dal nord...stile, tecnologie, alimenti e tutto cio´che a che fare con il motto “tempo denaro”.
    Nonostante questo Sergio ama Monterrey, essendoci cresciuto e conoscendo molto bene i lati positivi di essa. I giorni in Monterrey volano ed e´ gia´ tempo di preparare i bagagli e tornare a pedalare. Salutiamo Sergio e la sua fantastica famiglia e la mattina del 31 partiamo per il sud...Prima tappa: Ciuidad Victoria: 305 km, in tre giorni circa.
    I km scorrono abbastanza bene, nonostante il caldo torrido e le bici stracariche, riusciamo a rispettare i tempi senza alcun problema. Normalmente la sera per dormire proviamo a domandare ad alcune case dei villaggi se e´ possibile piantare la tenda in prossimita´ delle abitazioni. La maggior parte della gente ha paura(anche a causa della barba di Francois), ma un´altra bella fetta di gente e´davvero cordiale come nel caso di un vecchio contadino che ci offre il suo pezzo di terra per dormire. Per mangiare cerchiamo sempre di economizzare dato che i ristoranti non sono proprio per i poveri....minimo si parte da 3 euro a testa(tacos e fagioli)(un'eresia in confronto ai 50 cent indiani, dove uscivi dal ristorante pieno "come un uovo")...ma confronti di questo tipo non si possono fare...Cosi´ ogni giorno preferiamo comprarci da magiare nei market e poi cucinare con il nuovo fornellino che abbiamo comprato in USA. Una piccola cucina da campeggio alimentata a benzina(senza piombo). In questo modo per mangiare riusciamo a spendere circa 8 euro in due per 3 giorni.

In Ciudad Victoria ci aspettano tre giorni di riposo, grazie alla disponibilita´di Marco Moreno...un ragazzo che ci ospitera´ nella sua casa. Troviamo il suo indirizzo grazie a un signore che, dopo averli chiesto l´informazione, fa cenno di seguirlo; ci porta direttamente davanti a casa di Marco. Ringraziamio il signore e successivamente entriamo in casa. Marco ha in programma per noi una visita nei pressi di una montagna considerata protetta: el ciel Cosi´il giorno seguente dopo aver riposato le gambe ci dirigiamo in macchina nell´area protetta. Il posto e´bellissimo e incontaminato, fuori dai giri turistici e cosa piu´impressionante...pieno zeppo di grotte...La Cueva. Ci avventuriamo in una di queste, dove i rami di un albero hanno preso la forma di una vera stalactite, cadendo dolcemente ai piedi della grotta, situata nella conca di uno strapiombo. L´esplorazione continua camminando lungo un sentiero di montagna che in pochi minuti ci porta sulle rive di un fiume fantastico, situato proprio nel mezzo di una palude. Ma per attraversarlo ce bisogno di utilizzare un carretto, sospeso tra le  due paludi...e´un carretto a mano che normalmente serve per attraversare il fiume quando questo e´in piena. Non ci rimane che provare. Entriamo in tre (sovrappeso) nel carretto(quattro pezzi di ferro saldati assieme) ci diamo coraggio(ci facciamo il segno della croce) e ci diamo la spinta necessaria per arrivare dall´altra parte (ci piantiamo nel mezzo del percorso). C´e´una leva nel mezzo al carretto, che serve a trainarci verso la fine del percorso...in tre proviamo a muoverla e in pochi minuti siamo finalmente dall´altra parte. Tutto Ok...io voglio riprovare...ma purteoppo si e´fatto tardi, cosi´ci dirigiamo verso casa...il giorno successivo dobbiamo ripartire ed e´meglio dormire un po'.
    Questa volta la destinazione e´Tampico, dove una ragazza di nome Lenocka, ci aspettera´per l´8 di febbraio. La mattina del 5 sono iniziate una serie di coincidenze che da tempo non provavamo. Una serie di fatti incredibili e assurdi allo tempo stesso che porteranno all´incontro della Signora Marialuisa, la sua famiglia e la televisone di Mante...un piccolo paese  a 130 km da C.Victoria. Ma andiamo con ordine...
    Il tutto ha inizio la mattina del 5 quando partimmo da casa di Marco. Volevamo prendere la strada n°81 ma per caso o per destino ci ritrovammo in un´altra...la 85. Dopo una ventina di km Francois cominciava a battere la fiacca, a causa del caldo terribile di quel giorno...respirare non era facile e come se non bastasse ci s´era messo di mezzo anche il vento. Ma per caso o per destino un camion si ferma in prossimita´della strada. Era un signore che avevamo conosciuto alcuni giorni prima, a pochi km da Monterrey...gli offrimmo da mangiare, visto che in quell´occasione il suo camion era in panne e lui era piantato nel mezzo di strada ad aspettare il meccanico. Questa volta è lui a darci una mano, infatti ci offre di viaggiare assieme a lui per qualche ora. Senza pensarci su leghiamo le biciclette dietro alla cabina del camion e senza chiederci tante cose ci ritroviamo in poco tempo a Mante (paese a 153 km da Tampico)...nonostante non fosse nei nostri piani quella era l´ultima tappa del camionista, cosi´ringraziandolo smontiamo le bici e continuiamo il nostro cammino.
    Ma ancora una volta una fatale coincidenza fa si che il nostro incontro con la signora Marialuisa sia sempre piu´concreto. Infatti mentre sto tranquillamente pedalando sulla mia corsia di destra un´autobus mi sfaraglia facendomi cenno di spostarmi sullo sterrato, in modo che riuscisse a passare meglio. Cosi´io mi sposto sulla destra e come un colpo fatale, un chiodo di 5 cm mi perfora la camera d´aria...e´la prima volta dopo quasi 2000 km che buco. Non ci resta che fermarci e trovare un posto illuminato dove riparare la ruota visto che ormai e´gia´buio. Ci fermiamo in un piccolo ristorante sulla strada, gestito da due signore molto gentili che addirittura ci offrono da bere. Nel piccolo baracchino e´seduta anche un´altra signora che guarda incuriosita al nostro equipaggiamento; facciamo vedere alla gente le foto del nostro viaggio e quando io finisco di riparare la ruota offriamo alla signora incuriosita un buon espresso italiano (con caffe¨messicano).  Tra una chiacchera e una risata si fa tardi e
cosi´proviamo a chiedere alle proprietarie del ristorante se e´possibile piantare la tenda per la notte in prosimita´del baracchino. Le proprietarie acconsentono, ma quella signora incuriosita´del nostro viaggio e´ancora piu´gentile, (assuefatta dall´espresso) e ci offre addirittura di passare la notte a casa sua, nella camera di sua figlia. Noi prendiamo l´offerta al volo e sicuri del buon cuore della signoria ci dirigiamo verso casa sua. Lei si chiama Marialuisa  e abita in una casa umile situata a pochi passi dalla strada principale. Nella casa vivono lei, il marito Juan e la figlia di 18 anni Keyla (campionessa statale di box). E´per questo che nel giardino e´presente un grande sacco, con il quale Keyla si allena ogni giorno. Continuiamo a chiaccherare, visto che la lingua e´ molto simile e per noi farci capire ed apprendere e´facile. Li raccontiamo che alcuni giorni prima lungo la strada un giornalista si era fermato facendoci una piccola intervista per un giornale locale. Cosi´a Marialuisa li viene in mente che conosce alcuni ragazzi che lavorano per la televisione locale e se avessimo voluto avremmo potuto fare una piccola trasmissione con loro...Los pagliacios.
Scherzando li diciamo “perche´ no?”...cosi´in meno di un minuto lei telefona ai los pagliacio e ci organizza un incontro per il giorno dopo. Che dire...e tutto e´partito dall´imbocco di una strada sbagliata...non voglio trarci insegnamenti o proverbi...ma a ripensarci mi vengono in mente tanti pensieri.
    Il giorno successivo andiamo in diretta in tutto il Tamaulipas...e´una di quelle trasmissioni da ricordare, caratterizzata soprattutto nel modo in cui abbiamo comunicato con la gente....ItaloToscoMessicano. Parliamo del nostro viaggio e dei valori che ci spingono a fare questo...mostriamo un po di foto e balliamo anche...Un´ora di cultura, follia e casino (la registrazione della trasmissione per ora e´una rarita´). Ritorniamo a casa di Marialuisa, che ci fa i complimenti e la sera tutti assieme mangiamo una bella piattata di Tostados (schiacciatine con formaggio, peperoncino, fagioli e verza). La mattina seguente siamo di nuovo in partenza...ringraziamo tutta la famiglia di Marialuisa per averci trattato come dei “re” e ancora una volta la regola del “chi meno ha piu´da´”si conferma inesorabilmente.
    In una giornata e mezzo arriviamo fino a Tampico dove questa volta e´Lenocka ad aprirci la porta.  Come prime due settimane il Mexico ci ha riservato fantastiche sorprese, anche se per ora e´difficile trarre un giudizio riguardo le tante sfaccettature del paese, visto che ancora il bello ha da venire...Infatti a detta di tutti per assaporare il vero messico bisogna addentrarsi nel sud del chapas e nello yucatan, dove i villaggi, la gente e il clima sono rimasti incontaminati dall'influenza statunitense. Il prossimo passo del nostro viaggio sara´ cercare qualche associazione in Citta´del messico, dove dovremo fermarci per un breve periodo, perche´ Francois dovra´rifare il passaporto, che aveva perso in Malesia l´anno passato. Nell´aria c´e´anche un ritorno ad Almpoondi (India)...ma si parla di Aprile o Maggio. Ancora niente di certo....per ora dal Messico e´tutto.
Lorenzo

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26 Gennaio 2008 [Houston Texas - USA]

Si chiude definitivamente l'esperienza negli USA, paese che ci ha accompagnato in questi ultimi 3 mesi. I 3 mesi peggiori da quando siamo partiti...ma anche le esperienze negative fanno parte del viaggio e molto spesso se ne traggono alcuni insegnamenti.
    Forse comincio a capire perche'in Europa sia presente una specie di subcultura dell'odio nei confronti degli americani. La gente che popola questo paese è il frutto di una macchina infernale, quale la politica statunitense, che ha come motto: "time is money" (il tempo e' denaro). Questo naturalmente è il ritratto generale di una società dalle mille sfaccettature...ma quella appena descritta è sicuramente la sfaccettatura piu`grande ed evidente. La tendenza generale e` quella di non fermarsi mai, non ascoltare, di andare sempre all`"attacco" di cio`che sara`il bene per se stessi, non pensando minimamente al prossimo o al piu` bisognoso (molto spesso la propria famiglia). Non e`un caso la sconcertante percentuale dei divorzi negli USA....50%.
    Ma questa e` un`altra storia.....una delle tante che ridicolizzano questo paese agli occhi del mondo...e credeteci...ce ne sono davvero tante di storie e percentuali. Non ci credete? andate a vedere su questo sito per esempio...una percentuale da brividi    

http://www.ilnuovomondo.it/artbambiniuccisiusa.htm

Questa e` solo una piccola parte estratta da questo sito...

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 .....Possiamo dunque dedurre che l’amministrazione Bush
è COMPLICE delle morti evitabili di 9,6 milioni di bambini
all’anno nella "Nave Spaziale Terra" (circa 26.000 al
giorno). ....

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Ma ora lascio a voi riflettere su tutto cio`...e continuiamo a parlare del nostro viaggio.
    Gia`da una settimana siamo fermi a Houston(texas), citta` moderna ma che non presenta tante
attrazioni, a parte qualche museo d'arte e il megastadio al coperto piu`grande d`America (l`astrodrom). In questi giorni siamo stati ospiti da un simpatico signore di nome Muizz, nato in Tanzania, cresciuto in Canada e arrivato negli usa per lavoro...che miscuglio...ah dimenticavo, i genitori sono Indiani. L`abbiamo conosciuto grazie ad una nuova associazione di ospitalita` mondiale di nome "couch surfing". Muizz e`stato gentilissimo e addirittura ci e` venuto a prendere alla stazione dei bus alle 2 di notte.
    Ormai sono 4 giorni che abbiamo invaso casa sua, un piccolo appartamento nella periferia di houston. Cosi` in attesa del 27 gennaio, data del volo per Monterrey (Mexico), ci siamo girati un po' la città in bicicletta e visitato qualche museo con entrata gratuita...uno su tutti: la meravigliosa collezione privata di Menil.
    Dentro al museo si trovano opere di inestimabile valore, di artisti del calibro di Modigliani, Andy Warhol, Magritte, Picasso, Miro` e tanti altri. L`esposizione si divide in due parti quella del surrealismo e quella antica, dove si trovano anche reliquie della preistoria...Insomma per chi venisse a Houston, per il confronto qualita`- prezzo, la visita a questa collezione e`obbligata.
    Poche parole vanno spese anche per la coppia di signori Penny e Ames, che abbiamo lasciato la scorsa settimana. Praticamente e`stata confermata quella che era una supposizione...i due, con grandi problemi finanziari e poca voglia di lavorare ci avevano invitato con la speranza che avremmo finanziato i loro portafogli...no comment...ora la mano passa al gruppo inglese di Cambridge, che speriamo decidera` con giudizio il da farsi. Raccapricciante quello che e`successo il penultimo giorno...vi racconto:
    Nell`ultimo periodo la noia stava salendo e le attivita` di lavoro erano praticamente nulle ...cosi Penny mi propose di dipingere...cosi` io dissi "perche' no". Quando finii il mio disegno, decisi di provare a venderlo via intenet. L`idea aveva suscitato entusiasmo all`interno della famiglia...tanto che Penny mi disse che sarebbe stata felice se fossi riuscito a vendere la mia "opera" (una gallina in stile moderno)...5 giorni piu`tardi avrei capito perche` penny sarebbe stata contenta. Infatti alla scadenza dell'inserzione, dopo 5 giorni, la mia opera presentava un'offerta di 30 dollari... Lo stupore e l`entusiasmo iniziale si trasformo in poco tempo in pazzia all'interno della coppia. Infatti al momento di inviare il quadro, il marito disse che avrebbe pagato lui il costo di spedizione....io li risposi "perche`devi pagarmi la spedizione se i soldi del quadro andranno a me, visto che l'ho dipinto io?" Il continuo della storia e`degna dei migliori film
americani....sono stato ricoperto di insulti e buttato fuori
di casa(successivamente ci hanno ripensato),....pensavano di
incassare i soldi che avevo guadagnato con il mio quadro....
Una delle ragioni di questa reazione comunque e`il grave
problema di testa che il marito,Ames,accusa
costantemente...e probabilmente anche la moglie;infatti ogni
mattina consumano decine e decine di calmanti conditi con
pasticconi colorati.
Ma questo non giustifica assolutamente il loro atteggiamento
aggressivo e volgare....
Comunque apparte tutto , meglio stendere un velo pietoso su
questa storia.

Responsabili di una comunita`?Sarebbe piu`il caso di dire
che loro avrebbero bisogno di una comunita`...ma da
comunitari....e con tutto il rispetto per nostri comunitari
di Castelnuovo e di tutta Italia che a confronto sono dei
"signori dal grande cuore".

Lorenzo



8 Novembre 2007 [Osaka-Giappone]

Dopo due splendide settimane trascorse in compagnia di Maria(sorella di Francois) e Andrea(un nostro amico Poggese), durante le quali abbiamo avuto modo di approfondire la conoscenza del Giappone, siamo approdati negli "States".
    Abbiamo deciso di volare per gli usa a causa del clima rigido che avremmo incontrato se fossimo andati verso la Cina. Soprattutto, però, abbiamo deciso di sorvolare per gli USA per il semplice motivo che qua abbiamo un importante appoggio
grazie al quale potremo fermarci per due mesi per conoscere al meglio la cultura statunitense. Adesso siamo fermi nello stato del Maine(nord est degli USA),in un'associazione che si chiama HOME, in collaborazione con il movimento emmaus...tento e'vero che ne ha assunto il nome: "home emmaus", a nostro modo di vedere un po' impropriamente.
    Ma andiamo piano e non tralasciamo importanti particolari che hanno caratterizzato le ultime due settimane. Come già detto l'arrivo di Maria e Andrea è stato come rincontrare casa, anche se in modo indiretto. Con loro abbiamo passato due settimane piene di avventure e disavventure: un halloween insolito e condiviso, stornelli di armonica lungo le tristi carozze delle  metrò Giapponesi...indimenticabile cosa è successo l'ultima sera a Tokyo...La mattina lasciamo le biciclette davanti alla fermata della metro, inconsapevoli del rischio che avremmo corso poche ore dopo; infatti la sera al nostro ritorno, dopo una giornata di visita alla città,le biciclette non c'erano più! Pensare che il giorno dopo avevamo l'aereo per gli USA.Che fare? La prima cosa è stata andare a parlare con la polizia, che guarda caso si trovava proprio davanti al parcheggio dove avevamo lasciato le bici. Parlando mezzo inglese e mezzo giapponese riusciamo ad ottenere un numero di telefono al quale ci risponde una ragazza che ci dice che nella giornata c'è stata la rimozione forzata di tutte le bici situate in una zona dove il parcheggio non era permesso, addirittura c'era un cartello che lo indicava: peccato che era tutto in giapponese! Ci dice inoltre che fino all'indomani la restituzione delle bici è cosa impossibile. Roba da non credere...proprio l'ultimo giorno. Ci mettiamo l'anima in pace e l'indomani pur avendo i minuti contati, con Hatzuki andiamo a riprenderci ciò che è nostro....peccato che ci sia da pagare 3000 yen per bici. A questo punto cominciamo ad'alzare la voce cercando di far valere le nostre ragioni: i segnali di divieto erano esclusivamente in Giapponese e quindi impossibili da intendere agli occhi di uno straniero. Ma Hatzuki non è il tipo da discussione...e come tutti I giapponesi che si rispettino, il sottomettersi alla giustizia(anche se "ingiusta") e' più forte dello spirito di ribellione che scorre nelle nostre vene...così mentre noi siamo fuori a ribadire le nostre ragioni Hatzuki mette fine alla discussione pagando il prezzo della multa...
Questo è stato solo l'inizio di una stressante mattinata, infatti dopo aver salutato la Maria ed Andrea ci dirigiamo verso l'aereoporto. Questa volta è la compagnia aerea North west airline a complicarci la vita. Al momento di imbarcare le biciclette nella stiva, (completamente ripiegate come un bagaglio comune), il responsabile giapponese della compagnia aerea ci dice che dobbiamo pagare 130 dollari come bagaglio speciale. Non c'e' modo di spiegarli come le nostre bici risultino effettivamente come il nostro unico bagaglio e che nel resto del mondo, nelle altre compagnie aeree fino ad oggi è risultato effettivamente come un bagaglio normale...sembra di parlare con un Robot...e purtoppo anche questa caratteristica è comune a tutto il resto del popolo Giapponese. Un popolo impostato con atteggiamenti e modi di fare sempre uguali...basta fare un giro nella mentro per accorgersene. Un popolo robot che sta perdendo con il passare del tempo le proprie radici. Questo sarà il nostro brutto ricordo del Giappone. Ma non è finita qui: dopo 15 ore di volo e una decina di interviste con gli ufficiali americani, al nostro arrivo a Boston la nostra tenda e un mio zaino sono andati dispersi. Decidiamo cosi' di passare la notte in aereoporto con la speranza dell'arrivo posticipato dei nostri bagagli. La mattina successiva dei nostri bagagli nemmeno l'ombra, così dopo aver parlato con l'ufficio oggetti smarriti, ci fanno sapere che quando fosse arrivato il tutto ce lo avrebbero spedito direttamente all'indirizzo nel Maine, dove siamo alloggiati adesso. In più abbiamo diritto alla restituzione di 75 dollari a testa per i due giorni trascorsi in aereoporto, più il prezzo del biglietto del bus per arrivare fino a HOME,nel maine...E' proprio il caso di dire "San Giovanni non vuole inganni". Ci apprestiamo così ad altre 6 ore di viaggio.
    La sera veso le 5 arriviamo a Bangor, il clima è pungente: piu' o meno  3 o 5 gradi. Il Maine e' uno degli stati più freddi degli usa e la sua vicinanza all'oceano ha causato addirittura in questi giorni l'arrivo di un'uragano che sta tenendo in apprensione la gente del luogo. La principale attività in questo stato è l'agricoltura e la caccia. Centinaia di boschi e di animali danno vita a un paesaggio unico nel suo genere. Soprattutto in questo periodo, la vegetazione assume dei colori splendidi. Rimontiamo  la bici è ci "impedaliamo" verso Orlan, dove ha sede, HOME.
    Dopo circa 25 miglia (35/40 km) arriviamo a destinazione. Ci da il benvenuto una signora di nome Caroline e un ragazzo del Burkina Faso (Samio),un lavoratore, il quale ci ospita nella sua casetta in mezzo a questa strana comunità. Il giorno dopo con la luce del sole riusciamo a renderci conto come sia impressionante la grandezza di questo complesso: 20 case tipicamente americane e una trentina di persone danno vita a una serie di attività che da più di 30 anni tengono in piedi lo spirito di HOME. Una specie di comunità all'Americana che ogni giorno è impegnata nella lavorazione del legno,nella produzione di prodotti artigianali quali vasi, maglie, coperte e articoli da regalo. In più è presente anche un asilo nido per una decina di bambini. C'è' anche un mercatino dove ogni giorno arriva svariato materiale di seconda mano. Il tutto viene rivenduto in cambio di offerte libere.Poi c'è la sala pranzo che allo stesso tempo è uno shop per i passanti. Il mangiare arriva ogni giorno dai supermecati che portano la roba a fine scadenza. Dietro a questo "impero" tra carità e business c'è Sister Lucy, una suora in borghese che gestisce gli ingranaggi che da piu'di 30 anni muovono questa attività.
S.Lucy vive in una fattoria nel bel mezzo di una foresta che ospita altre 10 abitazioni di persone che lavorano in home. Infatti qui sono tutti stipendiati e a differenza di Emmaus ogni lavoratore usufruisce di una paga mensile normale e per la maggior parte anche di una casa propria...insomma, per loro un vero e proprio paradiso. La gerarchia all'interno di home è molto forte e la presenza di lucy è molto rispettata all'interno dell'ambiente.
    Parlare con lei non è stato facile, anzi siamo rimasti molto delusi dal fatto che sister lucy non ci abbia nemmeno considerati...pur facendo parte di un gruppo emmaus italiano. Da qui ci viene il dubbio come mai HOME abbia assunto il nome appelativo di Emmaus, non essendoci nessuno qua dentro che conosca minimamente cosa voglia voler dire questa parola. Centinaia di loghi emmaus sparsi per le abitazioni senza comprenderne nemmeno la provvenienza. Ma poco male...il nostro obbiettivo qua in HOME è conoscere e non farci conoscere....così rimboccandoci le maniche abbiamo cominciato a dare il nostro contributo a preparare le decorazioni di Natale assieme ad una ragazza dell'associazione...non è un grande impegno a livello sociale...ma siamo sicuri che Babbo Natale sarà contento di noi.


Lorenzo

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8 Ottobre 2007 [Osaka-Giappone]

In queste settimane abbiamo avuto modo, grazie alla festa nazionale dello sport in Giappone, di visitare e conoscere meglio  Kyoto, unica città Giapponese scamparata ai bombardamenti americani durante la seconda guerra mondiale(1945). Per questo motivo si possono ancora ammirare gli antichi stili architettonici e templi completamente intatti che rendono la citta`davvero bella agli occhi dei turisti.
    Assieme a Morishita e Cristian (un ragazzo Tedesco che lavora in un centro di riabilitazzione per alcolizzati a pochi passi dalla comunità Emmaus di Osaka) prendiamo il furgone della comunita` con tanto di bici a bordo, così da poter usare le due ruote appena in città: una bella idea, peccato che il parcheggio ci e`costato 20 euro (1.30 Euro per 30 minuti).
"Pagare" in Giappone e`una consante, tranne che per i bagni per fortuna, e proprio in questo aggiornamento faremo delle brevi parentesi sui prezzi, anche per capire il costo della vita e dei piaceri, in Giappone.
    Ma torniamo al nostro weekend, dopo aver parcheggiato il furgone prendiamo le nostre bici e cominciamo la visita di Kyoto da un tempio molto antico, situato ai piedi di una montagna. Si tratta del tempio millenario di Kiyomizu (il tempio dell`acqua pura: 5 euro l`entrata); una splendida serie di costruzioni shintoiste fanno da contorno ad una zona incredibile, dove centinaia di fedeli entrano a diretto contatto con la natura e con il loro Dio (concetto fondamentale nella religione Shintoista). Il panorama e` splendido e ancora di piu` lo sono le scalinate che ci accompagnano lungo i sentieri della montagna. E` interessante conoscere e notare come tantissima gente e`ancora legata a certi riti e tradizioni che, ai nostri occhi, riultano assurdi e incomprensibili. Per esempio due grandi pietre situate nel bel mezzo di due templi. Partendo bendati dalla prima pietra si deve raggiungere la seconda, se durante questo tragitto ci si imbatte per caso in fronte ad una bella donzella ....auguri e figli maschi: questa sara` la vostra compagna per il resto della vita. E poi che dire del messaggio a Dio con su scritto un desiderio, legato ad una struttura di legno o di bamboo: in questo caso per tale richiesta al Dio ci sara`da pagare dai 5 ai 15 euro. Continuando la nostra camminata arriviamo davanti ad un altro tempio. In questo caso i fedeli danno inizio ad una specie di lancio della monetina che va a finire dentro l`edificio sacro che, nella maggior parte dei casi, e` sempre recintato e chiuso al pubblico per la presenza dei Kami: gli oggetti di venerazione per lo Shintoismo. Dopo il lancio della monetina si passa al suono di una grande campana dorata che sta a significare il richiamo del Dio, dopodiche` si dedichera una breve preghiera (a seconda della pazienza dei figli che in molti casi scappano disperdendosi nella folla).
    Continuiamo la visita e un`altra attrazione di massa e`una statuetta raffigurante un monaco con degli orecchi lunghissimi. Anche qua la gente offre denaro e successivamente carezza la testa della statuetta o quella parte del corpo dove si ha qualche problema fisico e quindi si chiede al monaco la guarigione. Per chi non crede nelle potenzialita` del monaco c`e` il dragone al quale andra` dataa un`offerta che finira`in un pozzo d`acqua. A proposito dell`acqua, questo e`uno degli elementi principali in questa religione, tant`e`vero che all`ingresso di ogni tempio e`presente una fontana dalla quale si dovra` prendere acuqa con una specie di mestolo di legno per pulirsi le mani in segno di purezza. Lasciamo lo splendido tempio di Kyiomizu per dirigerci al Palazzo Imperiale.
    Quando arriviamo scopriamo che c`e`da pagare anche il parcheggio per le biclette, ma naturalmente non ci stiamo (per principio) e decidiamo di lasciarle a pochi minuti a piedi dal Palazzo. Entriamo(5 euro) e scopriamo che da vedere c`e`ben poco, anche perche`del Palazzo  Imperiale e`rimasto soltanto l`edificio e le stanze ormai vuote. All`interno e` completamente vuoto tranne i dipinti sui muri che potrebbero interessare soltanto ad un appassionato d`arte,visto che su 20 stanzoni il tema ricorrente dei dipinti sono solo gli alberi..e tutti uguali. Il giardino invece se si vuole essere generosi non e`male (il mitico Ippodromo di Prato potrebbe tranquillamente vincere il confronto).
    Delusi, ce ne andiamo per entrare piu`nel vivo della vita mondana di Kyoto, nel centro della citta`e`in corso una festa , con danze e interpretazioni tipiche Giapponesi. Il clima e` davvero piacevole e la gente appare davvero divertita e soddisfatta  delle splendide danze di giovani, vecchi e bambini, tutti insieme in un giorno di completa allegria. Migliaia di persone hanno ormai invaso la piazza principale, decidiamo di ripartire, questa volta per visitare l`ultimo tempio della giornata. Si tratta di un splendido giardino con una serie di laghetti che ospitano molteplici razze di uccelli e pesci. Anche questa volta rimaniamo davvero colpiti dallo splendore dei templi e dal panorama che domina sulla citta`.
    Ormai e`tardi, cosi`decidiamo di andare a riprendere il furgone per proseguire la nostra visita presso il lago Biwago dove ci fermeremo a cenare e a dormire (in tenda). Arriviamo la sera tardi e il primo giardino con fontanina e`il nostro. Ci facciamo 1/2 kg di spaghetti e ce ne andiamo subito a riposare. La sera ci mettiamo un po' a chiaccherare del piu`e del meno. Cristian ci racconta che sempre in Kyoto sono presenti dei "driving-temple buddisti" dove la gente entra con la propria macchina di fronte al tempio e prega per far si che non li succeda nessun incidente....dopo questa si puo`anche andare a dormire.
    L`indomani la pioggia ci da il buon giorno, cosi`decidiamo di ritornare ad Osaka. Un breve stop a "Otsu" cittadina sul lago e via, chiudiamo gli occhi e siamo gia` arrivati a casa con un bella sorpresa...30 km di autostrada =  4000Yen(25 euro!!).

Lorenzo


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17 Settembre 2007 [Osaka-Giappone]

Questa volta le nostre due ruote ci hanno portato sino ad Osaka, la seconda citta` del Giappone dopo la capitale Tokio: una citta`dove si puo`trovare e vedere di tutto. Proprio qui, lo scorso mese, si sono svolti i mondiali di atletica leggera....e fin qui tutti felici e contenti;scommetto pero`che alla TV non hanno parlato di cosa e`successo "dietro le quinte"di una manifestazione cosi`grande e importante. Infatti pochi sanno che a causa diquesti mondiali piu` di 1000 persone senzatetto,che in Italia verrebbero chiamati quasi in maniera dispregiativa barboni,sono stati allontanati dalla citta`,il tutto per un motivo di immagine da mostrare agli occhi del mondo intero.
    Il migliaio di senzatetto "sfrattati dalla strada" sono soltanto una minima parte delle persone senza dimora ad Osaka,in totale se ne contano attorno ai 10.000. Una cifra impressionante se si pensa al livello di vita medio Giapponese. Un paradosso quasi incomprensibile.
    In un certo senso adesso stiamo vivendo a diretto contatto con chi la strada l`ha vissuta per molti anni. Infatti siamo fermi ormai da una settimana e mezzo nella comunita`Emmaus di Osaka. Siamo arrivati qua dopo 600km di bicicletta passati in mezzoalle trafficate strade giapponesi. Siamo partiti da Tokyo con la speranza di vedere qualcosa di diverso dalla solita routine della capitale. Purtoppo non siamo stati accontentati, anzi, lo stile giapponese e la gente ci hanno profondamente deluso, soprattutto quando ci siamo accorti dell`impossibilita` di approcciarci con loro. Pensare che non aprono nemmeno la porta alla richiesta di un po' d'acqua. Ma poco importa...noi andiamo avanti lo stesso.
    Anche con la polizia non abbiamo avuto un buonrapporto, pensare che la prima notte lungo una strada di montagna,alle 11 di sera nel bel mezzo del sonno,ci hanno fatto sbaraccare tenda e tutto il resto a causa di una signora che abitava li davanti, impaurita alla nostra vista....incredibile, non c`e`piu` religione.
    E come se non bastasse il secondo giorno di viaggio entriamo nel gunness dei primati giapponese,60 km di autostrada percorsi in bicicletta a causa delle inesistenti indicazioni stradali.Solo al sessantunesimo km veniamo bloccati dalla polizia che non sapendo una parola d`Inglese, si inchina e si arrende alle nostre proteste...ce la caviamo con un deviazione stradale. Ormai conosciuti negli schedari giudiziari dellapolizia,veniamo scortati fino ad`Osaka con un furgone blindato....scherzo: il furgone non era blindato.
    Ora ritorniamo in noi....parlando della comunita` Emmaus diOsaka, "la comunita`della carta" La comunita`infatti di occupa esclusivamente della selezione e della vendita della carta.Dietro a questo lavoro ci sono 15 comunitari, la maggior parte sopra i 50 anni, che hanno trovato in questo centro la loro dimora fissa, l`alternativa ad una vita vissuta all`ombra dei ponti e dei marciapiedi. La comunita` e` attiva ormai da 49 anni e il responsabile, Morishita(37 anni)ha preso il posto del primo responsabile, il signor Tanni, fermo a letto da 2 anni in una stanzetta all`interno della comunita`. Anche il mercatino e`ormai chiuso a causa dell`eta` troppo avanzata dei comunitari che non ce la fannoo a stare dietro a troppe attivita`.Cosi` ogni giorno arrivano due o tre piccoli container di carta che dopo un`accurata selezione in carta bianca, carta colorata e giornali, viene venduta al Kilo. Grazie alla carta qui si riesce a pagare le varie spese alle quali ogni giorno si deve far fronte: mangiare, benzina per il camion, acqua, luce etc. In piu` i comunitari percepiscono una paga settimanale di 7000 Yen (45 euro).
    Naturalmente qua ci siamo sentiti subito a nostro agio,nonostante l`essenza di ogni forma di igene e di pulizia...Infatti la prima settimana l`abbiamo passata a rimettere a posto e a pulire l`officina e il deposito della comunita` che non vedeva la luce da diversi anni.
    Resteremo qua fino alla prima settimana di Ottobre dopodiche` ritorneremo a Tokyo dove verra` a trovarci la Maria(sorella di Francois), un`occasione per rivedere e riabbracciare chi e`davvero nei nostri cuori.
 
A presto   Lorenzo e Francois

Il link della comunita` di Osaka è www.gyokokai.org


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20 Agosto 2007 [Tokyo-Giappone]

Eccoci finalmente arrivati in Giappone, rincontrando le oramai dimenticate regole sociali che avevamo lasciato lo scorso anno. Si ritorna a dover adeguarsi a quel comportamento quasi innaturale che una societa`all`avanguardia come quella Giapponese impone, per stare al passo con le mode, con i tempi e con i frenetici ritmi di vita. Soprattutto qua in Tokyo, dove siamo arrivati lo scorso 4 agosto(dopo 3 giorni passati a Bali [molto bella ma troppo turistica] con l`amica Valentina e il suo ragazzo Diego). La vita e` veloce e ogni cosa e`al posto giusto.I colori e le luci di alcuni quartieri ti rapiscano completamente e spesso rimani a bocca aperta mentre una mandria di gente corre chissà dove. Di locali ce ne sono per tutti i gusti, ed ogni passione qua a Tokyo puo` essere soddisfatta. L`unica pecca di questo popolo, davvero affascinante ma strano, e`il fatto di essere troppo riservato e chiuso al dialogo; almeno questo e`quello che si intuisce camminando nelle strade della citta`. Se si ha un problema, stai sicuro
che fai prima a risolvertelo da solo. Un esempio pratico e`quello che ci e`successo in questi giorni: volevamo ritirare dei soldi ad un ATM, ma la macchinetta non avendo la lingua inglese era per noi incomprensibile da capire. Cosi` Francois ha cercato di fermare 2 o 3 persone ,con l`intento di farci tradurre cosa ci fosse scritto. La reazione di queste e` stata indifferenza e ritegno ad aiutare qualcuno in difficolta`.....va be`che Francois con la barba che c`ha potrebbe fare paura o non so che....ma almeno fermarsi ad ascoltare.
    Parentesi a parte su quello che abbiamo fatto in queste 3 settimane:
Da sottoliniare e` il problema che ho avuto alla gamba, che mi ha tenuto fermo 2 settimane. Il tutto risale ad un mese fa ,quando in un bel giorno di sole mi misi a giocare a calcio con i preti francescani Indonesiani.  Nella foga generale, presi una botta alla gamba, proprio sotto il ginocchio.Apparentemente una sciocchezza, misi del ghiaccio pensando che in pochi giorni avrei risolto il problema.
In effetti il giorno dopo la gamba stava gia`bene e tranquillamente ricominciai a camminare. Il problema si ripresento`proprio a Bali,2 giorni prima di prendere l`aereo per Tokyo. La gamba si gonfiò di nuovo e durante il tragitto aereo peggioro`ancora, anche a causa dell`inefficenza della compagnia aerea (Malasia Airlain), che non ha saputo trovarmi un posto dove avrei potuto allungarla.
    Arrivammo a Tokyo dove ci venne a prendere  Hatzuki, la signora che e`stata responsabile per 30 anni della oramai chiusa comunita`di Emmaus Tokyo. Ed e`proprio lei che si e`presa l`incarico di portarmi all`ospedale e di seguire passo passo la mia guarigione. Si trattava infatti di un`infezione che aveva provocato il gonfiore della gamba,impedendo addirittura ogni minimo movimento. Dopo una piccola operazione di pochi minuti(durante la quale ho visto stelle e santi),sono stato fermo per 2 settimane, aspettando che la gamba sgonfiasse.
    Ora e`gia`una settimana che cammino e lavoro e finalmente abbiamo potuto ricambiare con le nostre braccia il favore offertoci dalla signora Hatzuki. Infatti proprio qui, nell`excomunita`Emmaus,chiusa a causa della mancanza di responsabili e dell`eta`avanzata di Hatzuki(68),la quale non ce la faceva piu`a gestire il tutto,siamo stati incaricati di sgombrare il vecchio deposito del mercatino(ancora in attivita`per un giorno al mese).

P.S.Pensare che proprio da questo posto passo`babbo JeanPaul (padre di Francois,responsabile della comunita`emmaus di Prato[Castelnuovo]) e suo fratello durante il loro giro del mondo in autostop nei lontani anni 70.

Sono gia`4 giorni che stiamo cercando di pulire 3 stanzoni ormai andati in malora. E`un peccato vedere oggetti bellissimi e di valore coperti dalla muffa e mangiati dai topi. Bambole tipiche, tavoli antichissimi e vecchio materiale cartaceo rigorosamente Giapponese oramai sciupato dal tempo e purtroppo da buttare via.
    Saremo in Tokyo ancora per 2 settimane, giusto fino alla fine del mese, dopodiche`ci sposteremo ad`Osaka dove potremo fare un`esperienza nell`ancora attiva comunita Emmaus.

Per ora dal paese del Sol Levante e` tutto ...

A presto   Lorenzo e Francois
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20 Luglio 2007 [Sumatra (Medan)-Indonesia]

Si riparte…ancora una volta verso qualcosa che non conosciamo, ci affidiamo alla strada, alle senzioni e all’istinto che finora ci hanno permesso di muoverci e di confrontarci in mezzo ai differenti popoli Asiatici.
    L’Indonesia ha rappresentato inconsapevolmente un paese di transizione, dove poverta’ e ricchezza si mischiano bruscamente, per dare spazio ad una societa’ dai forti contrasti socio-culturali. I problemi anche qua non mancano…a partire dai violentissimi contrasti civili, che per decine di anni hanno devastato la parte nord di Sumatra, per la precisione Bande Ace. Qua i guerriglieri locali, I Gam, hanno mietuto nemerossissime vittime per un lunghissimo periodo, combattendo senza pieta’ contro l’esercito nazionale Indonesiano. Il reclamo di una regione propria, indipendente non giustifichera’ mai questa distruzione che ha contato piu’ di 2 milioni di vittime.
    Come se non bastasse nel 2004, (26 dicembre), arrivava la grande onda, lo Tsunami…chissa’, quasi a voler dire basta, a ribellarsi contro la furia e la cattiveria umana. Altri  milioni di civili hanno perso la vita in questo evento.
    E’ un Frate Italiano a raccontarci l’accaduto: Padre Ferdinando. Ferdinando quando e’ arrivato lo Tsunami stava camminando tranquillamente lungo il marciapiede di una strada. Nemmeno il tempo di capire cosa stesse succedendo, e il suo sguardo fu rivolto agli alberi che cadevano pian piano a effetto domino. L’acqua stava avanzando inesorabilmente e l’unica soluzione era quella di trovare un’edificio di 2 o 3 piani per scampare alla corrente. C’era gente che correva all’impazzatta, senza sapere bene dove. La fortuna di Ferdinando, dice lui, e’ stata quella di trovarsi nelle vicinanze di una moschea nella quale era edificata una torre alta una decina di metri. Si arrampico’fino in cima e da lassu’ comincio’ lo spettacolo terribile, lo strazio. Centinaia di corpi a galla venivano trascinati e sbattuti contro muri e pannelli stradali,alcuni senza vita ,altri agonizzati ,altri ancora erano  corpi  di bambini che ormai non potevano far altro che arrendersi alla devastante onda. Alla congregazione di Deli Tua,300 km da Bande Ace ,nel frattempo era arrivata la notizia dello Tsunami,e Padre Ferdinando fu annunciato come morto, a causa della sua sparizione dalla Chiesa in cui abitava.
    Dopo 3 giorni, quando l’acqua defluì dalla citta’,Padre Ferdinando decise di andare a Deli Tua per comunicare alla congregazione che era ancora vivo. La cosa buffa in tutta questa drammacita’ e’ il fatto che quando Ferdinando fece arrivo nella congregazione, in quel preciso momento si stava celebrando una messa in suo onore e ricordo. Ora immaginate il momento in cui e’ entrato nella chiesa…immaginate le reazioni, l’incredulita’, l’emozioni...neanche lui saprebbe descrivere gli sguardi dei partecipanti a quella messa.   
    Questo e’il racconto di uno dei tanti Frati Francescani che hanno e stanno vivendo a loro modo, la realta’ Indonesiana. A mio modo di vedere, purtroppo, all’interno di queste congregazioni e seminari  Francescani Indonesiani si e’ perso lo spirito e quell’essenza che rendeva e rende unico tuttora S.Francesco. Il lusso e la modernita’nel quale vivono questi frati e’ davvero eccessivo e addirittura in forte contrasto con il livello di vita locale. Il S.Francesco che “si spoglia”davanti al Signore, quaggiu’sembra rivestirsi ben bene e con vestiti di marca. Le decine di jeep da piu’di 20 mila euro l’una, sono un inno allo spreco ,soprattutto se si pensa che c’e’ piu’ di un mezzo di trasporto per ogni prete che vive qua. Quello che dispiace e’ che i ragazzi che studiano a Deli Tua e in tutti i seminari della Sumatra, sembrano ambire ad un posto da Prete o da Frate per una ragione di soldi e benessere quanto una vocazione Divina.
    Sono parole dure ,ma dette solo dopo un’esperienza a diretto contatto con questa gente. Potrei continuare a raccontare per ore ed ore...ma questo e’ quanto basta per non entrare in polemiche e discussioni senza diritto di replica. La colpa non e’ solo loro ,ma anche della strapotenza della Chiesa in questo paese…Una Chiesa ricca e a mio modo di vedere ammalata di un anomalo bigottismo.
   Ma il viaggio va avanti, e questa esperienza che abbiamo  vissuto e’ stata comunque bellissima sotto tanti punti di vista. Per esempio, le tante visite in Sumatra che abbiamo fatto assieme ai frati della congregazione. Una di queste, particolarmente bella, e’stata quella al vulcano di Bander Baru (Brastaghi),un posto eccezionale situato a pochi km da Medan. La abbiamo potuto ammirare, dopo una bella camminata attorno al cratere del vulcano, delle piccole cave di zolfo e un panorama suggestivo che si affaccia sulla selvaggia natura della Sumatra. Ci fermeremo questa volta 1 o 2 settimane in capitale(Jakarta) dove ci organizzeremo per andare in Australia o in Giappone. Sbrigheremo I passaggi burocratici, dopodiche’ visiteremo l’isola di Bali in compagnia di un’ “amica ritrovata”, Valentina, che ha deciso insieme al suo fidanzato di trascorrere 3 settimane di vacanza in Indonesia.
Sara’ una fantastica occasione di rincontrare dei nostri concittadini,infatti Valentina abita proprio a Prato (addirittura nella mia stessa via)…e pensare che non l’ho vista per anni,dopo aver trascorso con lei il periodo delle scuole medie…
Pensa te…..abita a cento metri da casa mia, e la vado a rincontrare in Indonesia…e’proprio buffa la vita.

Lorenzo e Francois   
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18 Giugno 2007 [Deli Tua (Medan)-Indonesia]

Vi scriviamo questa volta dal sud est asiatico, Indonesia. La strada che ci ha accompagnato dal confine malesiano sino a Sumatra ci ha riservato sorprese e disavventure, ma anche incontri che stanno segnando in maniera incisiva il nostro viaggio e la nostra permanenza in Indonesia. Ma andiamo con calma.
    Cominciamo dal raccontare l’esperienza, seppur breve, che ci ha coinvolto in Malesia. Il primo impatto appena passata la dogana non e’ stato dei piu’ felici. Una salita che farebbe paura anche al Pantani dei tempi migliori ci da il benvenuto in un paese con le stesse caratteristiche Tailandesi, eccetto la “lingua” e un po' piu’ di tranquillita’ sulle strade. La Malesia comunque in tutto il suo territorio offre bellezze naturalistiche uniche al mondo,soprattutto nella zona del Borneo, dove e’ possibile entrare a contatto diretto con la vera essenza della natura; mari cristallini, foreste mistiche, leggende e popolazioni locali sono una testimonianza della conservazione della cultura Malesiana. Anche nel resto del paese sono presenti centinaia di parchi naturali che in ogni periodo dell’anno attraggono turisti da tutto il mondo.Ma tutto questo a noi non interessa particolarmente, tanto che pianifichiamo il nostro itinerario in direzione Penang, unisolotto a 150 km dal confine Tailandese sulla costa ovest del paese, dove e’ possibile prendere un “ferry boat”(una specie di barca superveloce)che ci porti direttamente in Sumatra(isola nel nord dell’Indonesia). Due giorni di pedalata sono sufficienti per arrivare a destinazione. Durante questi 150 km proviamo con successo ad essere ospitati in casa di alcune famiglie che abitano lungo la strada,giusto per dormire tranquilli e magari lavarci un po'…e se poi ci offrono la colazione per noi e’ anche meglio, visto che la vita in Malesia e‘ abbastanza cara, e tutte le occasioni per risparmiare qualche soldo per noi sono buone. Naturalmente “approfittiamo” della gentilezza soltanto delle famiglie piu’ agiate,piu’ricche,come nel caso del secondo giorno, quando conosciamo un simpatico signore , proprietario di una stazione di benzina e di un cantiere di blocchi di cemento. L’incontro e’ stato curioso...era una giornata tranquilla, erano piu’ o meno le sei, e il sole stava ormai calando tra le montagne multicolori della zona di Aloa Setar. Avevo ormai staccato Francois ,che di solito procede ad un'andatura un po piu’ tranquilla della mia. Dopo una ventina di minuti decido di fermarmi ad aspettarlo, cosi’ mi siedo in una panchina lungo la strada principale. Il tempo passa veloce ma Francois non si vede, cosi’ dopo una trentina di minuti ritorno indietro per vedere cosa e’ successo. Niente di grave, fortunatamente aveva solo bucato, non e’ una novita’, dovrebbe essere la quarta  o la quinta volta da quando abbiamo comprato le bici in Bangkok. Il problema era che le chiavi per ripare la ruota ce le avevo io, cosi’ era rimasto bloccato in un cantiere di cemento ad aspettarmi. Nello stesso istante nel quale stava cercando di riparare la ruota arriva un signore di una certa stazza, uno di quei colossi cinesi che si vedono nei film di di mafia, uguale, soltanto Malesiano. Ha la parlantina, cosi’ cominciamo a chiaccherare riguardo al nostro viaggio e al nostro soggiorno in India. Anche lui ha vissuto un anno in India, cosi’ cominciamo a entrare nei particolari della sua vita. Dice che il suo lavoro e’ iniziato laggiu’ dopodiche’ si e’ spostato in Malesia, proprio nel luogo nel quale Francois ha bucato, una strada senza sfondo invasa da blocchi giganti di cemento…che bella coincidenza , davvero poetica ..tanto poetica che decidiamo di cogliere la palla al balzo, tanto sono gia’ le sette di sera e andare avanti significherebbe dormire fuori; cosi’ gli diciamo se e’ possibile piantare la tenda a casa sua per la notte. Senza troppi problemi acconsente e fa segno di seguirlo. Arriviamo in meno di 5 minuti nella sua villetta con accanto la sua stazione di benzina. Ci propone di dormire sotto la tettoia di casa sua (che e’piu’grande di una casa in Alampoondi). Siamo felici, soprattutto quando ci mette a disposizione il bagno dove la mattina ci facciamo una bella doccia seguita dalla super colazione offertaci dalla moglie: riso,pesce,uova e cioccolata. Dopo colazione  salutiamo il nostro “amico malesiano” ringraziandolo della bella ospitalita’ e continuiamo il nostro cammino verso Penang.
    Il giorno stesso arriviamo a ButterWorth, dove prendiamo il traghetto che in meno di 20 minuti ci porta a George Town(citta’principale dell’isola). Tre km piu’ avanti c’e’ il ponte di Penang ,uno dei piu’importanti dell’Asia ,per lunghezza(13 km) e per comunicazione. Penang e’ un’isola dove il turismo ha preso piede gia’da molti anni, grazie alle numerose manifestazioni , musei e siti naturalistici. A George Town sono presenti tantissime etnie, infatti la citta’ si divide in tantissime zone, dove Indiani, Cinesi e Malesiani convivono in amicizia. Quando arriviamo in citta’ la prima cosa che facciamo e’ trovare l’albergo piu’ economico. La scelta e’ lo Sky Hotel. Definire Hotel questa baracca e’ un complimento immeritato…ma visto il prezzo (3 euro a notte) decidiamo di fermarci qui, anche perche’ in questi giorni dovremo fermarci per risolvere il problema del visto Indonesiano. La pratica risulta piu’ facile del previsto,in mezza giornata riusciamo ad ottenere un visto di 2 mesi per l’Indonesia. Non resta che imbarcarci; la nave e’ fissata per la Domenica e siamo ancora a Venerdi’. Decidiamo cosi’ il Sabato di andare a vedere una competizione di barche a remi a 20 km da George Town.

PS.La sera prima ritroviamo I viaggiatori Tedeschi che avevano cambiato il loro tragitto arrivando cosi’ prima di noi sull’isola. Sono loro a contattarci per email, dicendoci successivamente che avrebbero avuto bisogno dei nostri contatti Emmaus in Indonesia per prolungare il loro visto, che sarebbe scaduto 5 giorni prima della data del loro volo da Bali , prenotato anticipatamente per ritornare in Germania. Gli proponiamo di unirsi a noi nella gita dell’indomani, durante la quale avremmo potuto parlare meglio.
 
    Arriviamo in mattinata tardi.La gara e’ piu’ una festa che altro e un’occasione per stare insieme e divertirsi ,grazie allo sport e ad una sana competizione. Ci sono rappresentanze da molte parti del mondo.Conosciamo anche Rosita, un’Italiana, mamma di 2 bambini che vive a Dubai( Emirati Arabi). E’moglie di un ex pilota delle freccie tricolori e ci parla con entusiasmo della capitale Araba. E’una donna in gamba e con un grande spirito. Assieme a lei facciamo una bella chiaccherata , le sue parole di stima nei nostri confronti e per quello che facciamo ci danno ulteriore forza per affrontare il nostro viaggio. Lei e’ arrivata direttamente da Dubai ,assieme ad un folto gruppo di donne che vivono nella stessa citta’, per partecipare a questa grande festa: Dragon Boat. La gara si svolge con delle normali barche a remi, con la particolarita’ che sono dotate di un tamburo con il quale una persona scandisce il ritmo della “vogata”. In cima alla barca e’ posta anche la testa di un drago…..da qui Dragon Boat. Ormai e’ sera ed e’ giunto il momento di fare ritorno allo Sky Hotel. Ci mettiamo daccordo con i Tedeschi per l’indomani: ripartiamo con loro. Giusto il tempo che Francois vada un attimo in bagno e ci avviamo in bicicletta per George Town. Dopo appena 10 minuti  ecco l’imprevisto!! Francois ha dimenticato il portafoglio con il passaporto nei bagni della competizione!! Il cambio di direzione e’ immediato e  mille pensieri avvolgono quegli attimi. Cosa comporterebbe lo smarrimento del passaporto? Non lo sappiamo neanche noi … o forse non lo vogliamo nemmeno immaginare…siamo convinti di arriavare la, e di trovare qualcuno con il portafoglio in mano, pronto a rendercelo , visto che che di soldi dentro ce n’erano pochissimi (forse 4 o 5 euro). Al nostro arrivo l’inevitabile e’ ormai compiuto. Di passaporti, documenti e soldi neanche l’ombra…Che fare?
La prima cosa e’ quella di raggiungere lo “speaker” della manifestazione che annuncia al microfono lo smarrimento del passaporto. Tutto inutile …il simpatico nonnino australiano che commentava la gara ce la mette tutta, ma l’appello non riscuote successo. Il secondo passo e’ la denuncia alla polizia ,che promette di richiamarci immediatamente se venisse ritrovato il passaporto. Sperare e’ difficile, pensando che alla gara erano presenti piu’ di mille persone. Ormai e’ sera e facciamo ritorno a “casa” (allo Sky Hotel), dove dovremmo trascorrere piu’ giorni del previsto. L’unica cosa da fare a questo punto e’ quella di andare in capitale a Kuala Lumpur all’ambasciata Svizzera con la speranza di ottenere un nuovo passaporto in tempi brevi.

PS.Francois ha doppia cittadinanza, avendo il babbo (Jean Paul) svizzero.

    Il lunedi’, dopo aver fissato un appuntamento con il console, prendiamo il bus per Kuala Lumpur. Il benvenuto quando scendiamo dall’autobus e’ in linea con la dose di sfiga sta caratterizzando questi giorni...Francois appoggia un attimo lo zaino con il mangiare dietro di se. Giusto il tempo di montare la bici e lo zaino e’ solo un ricordo…e’sparito anche lui….
La prendiamo bene, tanto peggio di cosi’ non puo’ andare. Arriviamo all’ambasciata alle 9, incredibile a dirsi ma in 20 minuti e 60 euro Francois ha un nuovo passaporto valido 1 anno. Non c’e’ nient’altro da fare che visitare un po' la citta’. Le torri gemelle asiatiche(KLLC) ci bastano e avanzano. Prendiamo il primo Bus per George Town e ce ne torniamo al mitico Sky Hotel(chi vuole sapere di piu’ su questo hotel puo’ contattarci via email…dire di piu’ non posso).
    Questa  e’ la volta buona che si va in Indonesia…in 6 ore raggiungiamo la Sumatra….bellissima, rude, povera  e piena di vita, finalmente si respira un’aria simile a quella Indiana. Arriamo in 2 ore a Medan e la gente ci saluta continuamente…qua il turismo e’ una parola ancora non ben conosciuta. Lungo le strade non c’e’ rispetto, non c’e’ polizia…non ci sono regole.Una “giungla" dove devi fare attenzione ad ogni particolare, se non vuoi essere travolto dal traffico e dall gente. Il punto di riferimento questa volta e’un indirizzo trovato sulla lista Emmaus. Si tratta di Karia Kasi, una congregazione di suore che si occupano di una quindicina di anziani.Il legame con Emmaus e’ un furgone regalatogli una decina di anni fa,proprio grazie ai fondi di Emmaus. Purtroppo di punti in comune c’e’solo questo, infatti l’accoglienza non e’ delle migliori. Nonostante un centro d’accoglienza dalle dimensioni colossali la risposta alla nostra richiesta di passare la notte da loro, anche in un piccolo angolo in terra ,e’questa qua: “non abbiamo posto,.. e poi voi siete maschi….” Dopo questa triste uscita da parte della madre superiore decidiamo di andarcene, ma l’arrivo di una volontaria francese cambia le carte in tavola. Infatti conosciamo una ragazza che offre servizio come infermiera all’intereno del centro e che riesce a convincere la madre superiore a trovarci una tettoia dove mettere la tenda. Per noi e’ gia’ tanto. L’indomani smontiamo il tutto, e dopo la colazione in compagnia della ragazza francese ci incamminiamo verso Deli Tua,un piccolo villaggio ai bordi di Medan dove abbiamo un  indirizzo di un prete Italiano che vive in un convento di Francescani, e dove ci piacerebbe fermarci per un po', il tempo di organizzare il viaggio per l’Australia e di offrire servizio in cambio di mangiare e dormire. La risposta questa volta e’positiva. Conosciamo Padre Salvatore(in Indonesia da piu’ di trent’anni)che ci da
il benvenuto e ci offre la possibilita’ di entrare a diretto contatto con le loro scuole elementari e con il loro centro per i lebbrosi. Senza tanti rigirii di parole accettiamo,consapevoli della bella esperienza che ci potrebbe riservare questo posto.
    Nei prossimi giorni potro’ spiegare meglio quello che gira attorno a questo grande centro….
A presto

Lorenzo e Francois
 

3 Giugno 2007 [Langù-Thailandia]

Anche l'avventura Thailandese e' giunta al suo termine, lasciandoci di se poche note di reale interesse. Uscendo da Bangkok credevamo infatti di entrare a diretto contatto con una cultura che è, invece, risultata ormai completamente estinta, a causa del turismo. Un turismo che ha completamente soffocato la vera essenza della vita Thailandese, che probabilmente si può ancora ritrovare nel Nord del Paese, dove sono ancora presenti villaggi tribali, dove tradizioni usi e costumi sono rimasti intoccati. Dove le donne si allungano il collo con anelli speciali e dove l'uomo non ha ancora osato mutare l'ambiente sociale.
    Scendendo lungo la costa ovest del paese abbiamo avuto modo di conoscere i migliaia di "resort", hotel e bungalow che ormai hanno invaso le strade. Comunque se si riesce a fare strade alternative, non segnalate sulla cartina, si riesce ad arrivare in dei posti davvero unici, come la grotta "Sai" che abbiamo trovato dopo 3 Km di bicicletta e 20 minuti a piedi in montagna. Infatti per quanto riguarda le bellezze paesaggistiche:
tanto di cappello!, qua abbiamo visto posti forse unici al mondo.
    Arrivati a "Champun"(560Km da Bangkok), Francois ha avuto un piccolo problema all'occhio. La sera precendete gli era entrato un moscerino nell'occhio, e aveva cominciato a toccarselo con le mani sudicie!, cosi' l'indomani, dopo una notte di insonne, non riusciva più ad aprirlo, ed automaticamente non riusciva nemmeno ad aprire l'altro. Cosi' prendiamo la decisione di fare autostop all'ospedale piu' vicino.
    L'idea di fare autostop è stata buona, e piu' facile del previsto da realizzare dal momento che in Tailandia ogni persona ha un "Pick-up": giusto
il tempo che vederne passare uno ed'e' fatta. In meno di 20 minuti siamo all'ospedale dove un dottore diciottene cura l'occhio  di Francois e lo benda ben bene.
Ripartiamo in direzione Ranong...ma qualcosa non va, il dolore all'occhio si rifa' acuto. L'unica soluzione per ripartire tranqilli e' fermarsi per un po di giorni, cosi' decidiamo di arrivare direttamente a Krabi dove conosciamo un Prete (Padre Philiph),che si occupa dello sviluppo della zona locale dopo l'avvento dello Tsunami del 2004. Siamo curiosi di vedere le differenze di "aiuto" che ci sono state con l'India, così prendiamo un autobus che in mezza giornata ci porta sul luogo. Quando usciamo dal "bus stand" facciamo un incontro insolito: due viaggiatori tedeschi (Ralf e Simone) che da 5 mesi sono in giro con il Tandem.
Dopo averci fatto una chiaccherata decidiamo di unire le nostre strade, almeno per un po di giorni. Andiamo insieme a conoscere padre Philiph che ci ospita in due camere per gli ospiti. Le camere sono all'interno di un complesso incredibile, costruito grazie agli aiuti umanitari arrivati per lo Tsunami. Il complesso comprende 3 edifici adibiti per l'insegnamento di varie attività:

- massaggio Thai(al quale ci siamo offerti come "cavie"....)
- scuola di cucito
- corso di computer
- corso di Inglese
- attivita'sportive di vario genere
- per il futuro c'e' in progetto l'apertura di una scuola seminaristica

Il tutto e' davvero moderno e all'avanguardia...infatti non osiamo domandare con quanti soldi si e' potuto costruire il tutto, non vogliamo nemmeno immaginare le differenze d'aiuti che ci sono state con l'India. E'impossibile non pensare che qua i soldi sono stati destinati in gran parte alla ricostruzione di siti turistici, infatti quando la sera andiamo a fare una passeggiata lungo la spiaggia sembra di essere ritornati
sulla Riviera Adriatica ,con la sola differenza che i prezzi non sono in Euro.
    Vicino alla chiesa e' stato allestito anche un piccolo "museo dello Tsunami",dove e' possibile vedere foto e filmati del disastro. Il tutto e' documentato molto bene e' si riesce ad'avere un'idea chiara di quello che si e' vissuto in quei giorni. Dopo 3 giorni di permanenza a Krabi l'occhio di Francois e'definitivamente guarito, cosi' decidiamo di ripartire assieme ai Tedeschi, ma purtroppo la sera stessa gli perdiamo di vista, forse per volonta' loro: ci dovevano restituire i soldi del ristorante e della spesa del giorno prima......che gente!
Ora siamo ormai al confine con la Malesia che ci ospiterà per circa 2 settimane, prima di approdare in Indonesia.
Un saluto dall'Est

Lorenzo e Francois


Ps. Un saluto alla mi nonna Dina di Bibbiena che il 9 Giugno compie 80 anni

Lorenzo e Francois
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18 Maggio 2007 [Bangkok-Thailandia]

Martedi’ 14, salutati dai baci e gli abbracci dei nostri ragazzi dell’Eco Art Centre, abbiamo lasciato Alampoondi per continuare il nostro giro del mondo: direzione Bangkok(Tailandia).
La sera a mezzanotte abbiamo preso unaereo da Bangalore, che in 5 ore circa ci ha proiettati nella ultramoderna Bangkok. Arrivati in citta’ il punto d’appoggio e’ stato la congregazione delle suore di S.Giuseppe dell’Apparizione, dalle quali sto scrivendo. Questi 3 giorni di permanenza dalle suore sono serviti a pianificare il viaggio verso il sud e a cercare il necessario per “muoversi”… Avendo lasciato le nostre bici Indiane ai bambini dell’E.A.C. ,a causa dei prezzi spropositati che le compagnie aeree adottano per imbarcare le biciclette(circa 100 euro), abbiamo trovato a Bangkok due biciclette ripiegabili dotate di marce e portabagli.
Le foto parleranno da sole….e’ inutile dilungarsi in discorsi che non renderebbero l’idea della specialita’ di questi due mezzi….(forse qualcuno a Castelnuovo ci dara’ di pazzi, ne sono convinto). Trovarle non e’ stato facile ,anche perche’ a Bangkok le biciclette sono del tutto inesistenti,ed i negozi sono davvero pochi. I molteplici mezzi di trasporto hanno sostituito del tutto bici e rickscio’.
    Una citta’ all’avanguardia ,dove niente e’ lasciato al caso…centinaia di grattacieli si innalzano alle nuvole grigie di smog, testimonianza di un progresso che non vede confini. Un simbolo di cio’ e’ la “sky blu”,il treno super veloce che attraversa la citta’ in poco meno di 10 minuti. Quando entri all’interno ogni rumore esterno e’ annullato e l’impressione e’ quella di essere completamente fermi…ti accorgi del contrario quando scopri di essere arrivato a destinazione.
    All’interno della citta’ ci sono anche i taxi motorino ,che per pochi Bath(moneta Tailandese) ti portano a destinazione, sgusciando in poco tempo nel traffico cittadino. C’e’ da dire che il livello di vita a Bangkok e’ davvero “alto”, di gente povera ai bordi delle strade non se ne vede,anzi ,sono i numerosi centri commerciali e macchine di lusso e le piu’ svariate tecnologie a fare da filo conduttore allo stile di vita locale. La religione ufficiale nel paese e’ il Buddismo;credere in Budda e’sinonimo di rispetto per il prossimo ,gentilezza e preghiera, comportamenti e usi, che si possono notare in ogni angolo della citta’, visto i numerosi templi. In questi giorni abbiamo avuto anche il tempo di visitare la  casa del Re, infatti in Tailandia vige una monarchia costituzionale.
    La casa e’ situata dentro ad un parco incredibile. All’interno ci sono i vecchi templi e palazzi della famiglia reale,unici al mondo per stile e colori…anche in questo caso le foto parleranno da sole…
    Ora e’ tardi e non ce la faccio piu’ a scrivere….anche perche’ la tastiera di questo computer ha i tasti scritti in “thai”, l’alfabeto Tailandese, una specie di “sfreghi” incomprensibili,e percio’ vi lascio.
    Domani partiremo in direzzione Hat-Yai (citta’ nel sud della Tailandia),cercheremo di evitare le 3 regioni nel sud-est ,recentemente coinvolte in una guerra civile….
Per ora e’ tutto.
Un saluto

Lorenzo e Francois
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1 Maggio 2007 [Alampoondi-India]

Come promesso da tempo ai ragazzi del Eco Art Centre, Sabato abbiamo fatto visita al forte di Gengee. Come sempre siamo partiti da casa di James con 2 api taxi strapiene come due uova. Le “oto” (cosi’ sono chiamati questi mezzi speciali che invadono ogni citta’ Indiana) sono dei veri e propri taxi,che per pochi soldi ti portano in ogni angolo del paese. I piu’ comuni sono di marca “Piaggio”,puramente italiani, e spesso e volentieri questi mezzi riescano ad ospitare nell’abitacolo , piu’ o meno una quindicina di persone (naturalmente essendo in regola con le leggi stradali Indiane). Di bambini invece,ce ne entrano una ventina, cosi’ senza badare tanto alla comodita’ e al pericolo,facciamo stringere tutti i nostri ragazzi su 2 “oto”, per 9 km fino al forte.
    Alla partenza consegnamo ad ogni ragazzo una borsa, dentro la quale andranno a finire i molteplici rifiuti che invadono tutta la zona del forte. Arriviamo alle 8.00 e la prima ora e’ dedicata alla pulizia. Assieme ai  ragazzi riempiamo ben 13 borse contenenti soprattutto bottiglie di plastica , vetro, e buste dell’acqua (Il giorno dopo grazie alla vendita di questi
rifiuti faremo ben 444 rupie).
    Ma ormai sono le 9 ed e’ tempo di fare spazio al divertimento e alla visita del magnifico castello di Gengee. Il forte e’ come un grande parco ,con dentro migliaia di reliquie che spaziano dai migliaia di templi induisti e mussulmani, fino ad arrivare alle vecchie stanze del re.  Suggestiva e’ la vasca degli elefanti, dentro la quale si respira un ‘aria di assoluta tranquillita’. Eccezionale e’ stata la camminata  per arrivare al castello che domina la citta’ di Gengee.
    Il castello e’ la vecchia abitazione del Re, ed e’ situato sulla cima di una montagna da una forma unica. Dall’altra parte della vallata, sempre sulla cima di un’altra montagna, e’ invece situato il castello della regina. In una mezzoretta circa, grazie alla frenesia dei bambini, che sembrava stessero andando sulla luna,arriviamo in cima al forte.    
    Il panorama e’ fantastico, si riesce anche vedere il nostro villaggio, Alampoondi, ma il sole non lascia tregua ,e cosi con 40 gradi che ci battono sulle teste lasciamo la cima della montagna e ci apprestiamo a riscendere il sentiero per andare a mangiare. Un buon piatto di riso al limone e mango e’ quello che ci vuole per riprendere le energie spese ,cosi’ in compagnia di una ventina di scimmie decidiamo di andare a pranzare alla “vecchia vasca degli elefanti”.  Ancora il tempo di un pisolino ed e’ora di rientrare a casa.
    Un’altra bella giornata si e’ consumata nell’amata India, probabilmente l’ultima gita in nostra presenza,il ricordo rimarra’ sicuramente inalterato con il passare del tempo e il sorriso dei bambini stampato nella memoria.
    E’ con felicita’che voglio raccontare della piccola Venila, la bambina che avevamo scoperto avere un soffio al cuore, e per la quale gia’ da due mesi avevamo tentato invano di ottenere una visita cardiaca dettagliata. Venila e’ una bambina di 10 anni, che abita in una piccola casa assieme alla sorellina di 8 anni e alla madre, che si occupa di un campo di arachidi, con il quale deve mantenere le due figlie. Il padre e’ morto gia’ da molto tempo cosi’ il governo ha tolto alla madre, a causa della critica situazione familiare, altre 3 figlie,che vivono lontane dal villaggio. I soldi sono pochi e le speranze di una vita migliore ancora meno, cosi’ la madre in questi anni non ha mai pensato alla salute delle sue figlie,ritrovandosi cosi’,con il dubbio di un problema al cuore dovuto ad alcuni problemi sorti
alla nascita.
    Analizzando dettagliatamente la situazione familiare, a Febbraio decidemmo di sciogliere questo dubbio. Andammo da 2 dottori della zona, che diagnosticarono un piccolo buco al cuore di 2.5 / 3 millimetri e che se il buco fosse stato piu’ grande di 3 mm sarebbe stata necessaria un’operazione al cuore. Ma per avere la certezza della grandezza del “buco” avremmo dovuto ricorrere un ”Elettrocardiogramma”. Per questo tipo di servizio da febbraio abbiamo girato piu’ di 5 ospedali e cliniche private, sentendoci dire in ogni occasione: “ No available!!” ...(servizio non disponibile).
    Finalmente ieri dopo due giorni passati a cambiare bus e taxi, abbiamo ottenuto cio’ che volevamo in una clinica privata a Cadalore, specializzata sul cuore. Nel giro di 4 ore abbiamo avuto la risposta piu’ bella che potevamo immaginare: “La bambina non ha  buchi al cuore ….probabilmente gli altri dottori avevano azzardato cio’ a causa della sottile costituzione ,15 Kg”.
    Allietati dalla bella notizia, abbiamo fatto ritorno ad Alampoondi,un viaggio che che non e’passato piu’a causa dei due giorni di festa nazionale, il che ha fatto si che ogni autobus fosse strapieno all’inverosimile(qualcuno ha viaggiato sul tetto…),ma come arrabbiarsi dopo una
giornata cosi’….

Lorenzo e Francois

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20 Aprile 2007 [Alampoondi-India]

Segnali importanti sono arrivati da alcuni abitanti di Alampoondi, che nelle scorse settimane hanno collaborato “gratuitamente” (caso anomalo in India) alla pulizia di una delle cisterne dell’acqua del villaggio. Un passo importante che ripaga il lavoro svolto in questi 5 mesi, un lavoro mirato a sensibilizzare la gente  sull’importanza della pulizia, ma soprattutto a far capire quanto importante sia quello spirito comunitario  che permette di crescere e di migliorare, sia sotto l’aspetto umano che su quello sociale.
La cisterna e’ solo uno dei tanti luoghi che in queste settimane abbiamo pulito e fatto diventare irriconoscibile (nel senso buono della parola). Infatti spazzatura di ogni genere aveva ormai circondato il giardinetto situato sulla strada principale che porta a Chennai. Grazie all’impegno dei nostri 30/40 bambini nel giro di 3 ore, con vanghe, rastrelli e fiammiferi, abbiamo ridato vita a un manto erboso che non vedeva la luce da molti anni.
Plastica, vetro, cartone, ferro sono stati raccolti come di consueto e selezionati all’interno del Kiss shop(dove attualmente stiamo trasferendo tutto il materiale del progetto), mentre la spazzatura non vendibile e’ stata bruciata in un rogo quasi liberatorio.
La soddisfazione nel vedere  gente che ogni giorno si complimenta con noi e ci chiede di venire a pulire vicino le proprie case e’ qualcosa di unico, ma ancora piu’ unico è lavorare assieme a questi bambini, che senza scarpe e con tanta buona volontà si addentrano nei rovi e negli angoli più angusti, anche solo per cercare di prendere un pezzettino di vetro, che nel peso finale del sacco farà la sua parte.
A proposito di peso, proprio oggi 20 aprile siamo andati a vendere la “spazzatura” che abbiamo raccolto questo mese; il resoconto e’ stato eccezionale: abbiamo raccolto ben 270 rupie. Non faccio il calcolo in euro perchè sembrerebbe ridicolo e imbarazzante, ma grazie a questa cifra riusciremo a pagarci la visita della prossima settimana al forte di Gengee. Una gita promessa ai bambini già da gennaio e che grazie alla chiusura delle scuole e a quest’entrata riusciremo a mettere in pratica.
        Una piccola parentesi per parlare dell’orto. Sono cresciute a vista d’occhio le piantine di melanzane che abbiamo seminato a Marzo. Ormai si sono innescati bene anche i ritmi per dare l’acqua alle piante, la prima annaffiata la mattina  alle 6/6:30, la seconda il pomeriggio prima di iniziare le attività 5/5:30. I bambini adesso sentano sempre piu’ loro quest’orticello(Eco Art Garden), ed è proprio questo lo spirito giusto che permetterà di mandare avanti il giardino.
        In questo periodo abbiamo avuto inoltre un incontro con due ragazzi di Bangalore (Siju e Arul). Questi due giovani artisti, che insegnano teatro  a dei
bambini di strada a Bangalore , sono stati con noi per due giorni e insieme abbiamo preparato delle piccole scenette di vita quotidiana, che abbiamo riproposto lungo le strade del villaggio. E’ stata un’esperienza bellissima, che i bambini hanno vissuto con entusiasmo e allegria. Abbiamo proposto i temi del lavoro minorile, della natura e della famiglia. Naturalmente i protagonisti sono stati i bambini che in due occasioni hanno recitato davanti ad un folto gruppo di spettatori. Due tamburi, che avevano portato Siju e Arul, hanno ritmato
movimenti, scene ed emozioni: memorabile la chiusura dello spettacolo con il riarrangiamento di “Bella Ciao” da parte dei nostri bambini Indiani.
        Altra notizia importante del mese e’ il ritorno in Italia di Eloeh, ragazza umbra che è stata con noi per 3 mesi, impegnata nella parte produttiva del progetto dell’Eco Art Centre: il riutilizzo dei pezzi di stoffa, assieme a tre donne del villaggio. Cogliamo l’occasione per salutare lei e la sua famiglia che dall’alto della loro fattoria e dal loro stile di vita, per noi, e’ sinonimo di semplicità e “decontaminazione sociale”, valori che nella società moderna, purtroppo, stanno sparendo.
        Chiudo questa parte di diario annunciando ufficialmente che partiremo da Alampoondi il 14 Maggio, avendo già prenotato il volo per il 15 da Bangalore, direzione Bangkok (capitale della Tailandia).
 
Lorenzo e Francois
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30 Marzo 2007 [Alampoondi-India]

Tra l'entusiasmo generale di 40 ragazzi e 10 genitori, Domenica sera, siamo tornati dalla gita di Pondichery. Sono stati 2 giorni bellissimi, durante i quali la maggior parte dei ragazzi, hanno provato per la prima volta la sensazione di essere trasportati dalle calde onde indiane e di assaporare la brezza dell'oceano. Quello stesso oceano che, nel gennaio del 2004, porto’ morte e distruzione, col nome di grande onda: lo Tsunami.
    Siamo partiti sabato mattina con un ritardo di quasi 5 ore, bloccati purtroppo dalla non-serieta'di uno degli autisti che avrebbe dovuto accompagnarci per 2 giorni e che la mattina stessa ci ha chiamato dicendoci che non poteva venire a causa di un matrimonio in famiglia. Sapendo che con la maggior parte degli Indiani mettersi a discutere e' solo spreco di energia e perdita di tempo, in fretta e furia abbiamo arrangiamo un'altro "van",che in meno di 2 ore arriva direttamente davanti a casa di James. Pericolo scampato...facciamo entrare tutti e 50 dentro i 2 furgoncini e ci mettiamo in viaggio per Pondichery.
    Il pomeriggio  arriviamo all'ostello lungo l'oceano, dove passeremo la notte. Posiamo tutti i bagagli e ci incontriamo con tre signori di Shuddam che ci spiegano l'importanza del riciclaggio e della pulizia all'interno dei villaggi. Questo incontro non e' altro che una conferma di cio' che i nostri ragazzi stanno facendo ad'Alampoondi. Con il  furgoncino privato di Shuddam, andiamo anche a visitare una discarica a cielo aperto, nella periferia di Pondichery. Tonnellate di spazzatura e un fumo nero che sale pian piano perdendosi tra le migliaia di piante afflosciate dall'inquinamento, sono la testimonianza di quanto sia urgente una mobilitazione da parte del governo Indiano, che non fa niente per migliorare la situazione. Questo non e' un problema che riguarda solo Pondichery, ma e' una costante per tutta l'India; non c'e' il minimo rispetto per l'ambiente, e il senso di una "pulizia comunitaria" e' presso che zero. Se si vuole cambiare questa mentalita', l'unica soluzione e' partire dai bambini, e far si che si crei una solida struttura di educazione all'ambiente.
    Lasciamo questa triste zona, dove ogni tanto si vedono passare delle donne con legni secchi sulla testa, che devono evitare bottiglie rotte e piccoli roghi di sudicio, come se fosse un percorso a ostacoli. Ritorniamo all'ostello dove ci aspetta un "buon piatto di riso", con sambar e rasan. Per i ragazzi avere un letto dove dormire e un pasto gia' pronto gli fa sentire come dei ragazzi ricchi in vacanza (pensare che dormire una notte qua costa meno di 1 euro).
    La sera ci mettiamo daccordo per l'indomani: sveglia alle 5.30 per vedere l'alba, e successivo bagno nell'oceano in un piccolo villaggio a pochi km dall’ostello, dove abbiamo inoltre un incontro con le donne che fanno le "Tsunamika". La domenica, come prestabilito ci ritroviamo lungo la spiaggia per ammirare lo spettacolo dell’”alba” sull’oceano, gia’ alle 5.00 i pescatori sono sopra i loro catamarani, pronti ad affrontare  la fatica di una giornata di pesca, che permette loro di portare a casa i soldi necessari per vivere.
    Il pomeriggio con il furgoncino lasciamo l’ostello per andare all’incontro con le donne dello Tsunami. Prima dell’appuntamento come promesso, c’e’ il bagno nell’oceano. Per tanti bambini e’ la prima volta, cosi’ prima di immergere completamente il corpo si da inizio a una specie di sfida con le onde. Molti cercano di scappare alla carezza dell’oceano a causa della paura ma, piano piano, la confidenza con l’acqua aumenta e inevitabilmente tutti si lasciano trasportare dalla foga e dal divertimento, cosi’ nel giro di 10 minuti siamo tutti dentro a giocare, a schizzarci e a cercare di nuotare….c’e’ anche chi cerca qualcosa: si, e’ Francois che ha perso gli occhiali nell’oceano, e che sta cercando invano di ritrovarli. Dopo 2 ore di 'sfogo', ci aspettano le donne villaggio, che ci spiegano la storia della Tsunamika.
    La Tsunamika e’ un simbolo di amicizia e pace, ma  per queste donne questa bambolina ha rappresentato una rinascita e un messaggio di speranza.  Infatti dopo la strage del 2004, la citta’ di Auroville ha offerto loro un nuovo lavoro: la produzione di queste bamboline che vengono fatte girare in tutto il mondo gratuitamente come simbolo di pace. Per questa gente e’ stata un ‘occasione unica, un nuovo lavoro che ha permesso loro di reagire alla grande onda che aveva ditrutto tutto, anche le case di queste donne.
    Ci presentiamo, gli spieghiamo cosa stiamo facento ad Almpoondi, chi siamo e le ragioni per le quail viaggiamo.  Loro ricambiano la nostra amicizia, regalandoci una Tsunamika a testa e ci raccontano anche la loro storia. Nei loro occhi si legge  tristezza, ma anche una grande speranza per quello che fanno.
    Ormai il tempo a disposizione e’ finito. Ci apprestiamo a riempire il furgoncino e a ritornare ad Alampoondi. Sono stati 2 giorni davvero fantastici, durante abbiamo potuto vivere da vicino il ricordo dello Tsunami.

Lorenzo e Francois

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23 Marzo 2007 [Alampoondi-India]

Cari amici
ancora un saluto dai due ormai ”ItaloIndiani”. Dico cosi’  perche’ piu’ che passano i giorni e piu’ ci sentiamo parte di questa gente, di tutto cio’ che ruota attorno a questa vita un po ' paranormale; culture tradizioni, cibo e stravaganze. Dopo sei mesi in terra Indiana, mi ritengo quasi assuefatto di tutto cio’, e costretto a dire che lasciare questa terra, ma soprattutto questa gente, sara’ un colpo al cuore. Inevitabile sara’ un ritorno ad Alampoondi in un futuro non lontano, non solo per rincontrare amici e compagni di viaggio, ma anche per vedere cio’ che abbiamo seminato in questi mesi, vedere i frutti di un messaggio di pace che abbiamo trasmesso attraverso le attivita’ di questo progetto, e alla nostra convivenza assieme a tutte le famiglie della casta bassa di Alampoondi.
    In questi giorni abbiamo dato vita al “Eco Art Garden”, il giardino che gia’ da tempo era nel cassetto delle idee e che grazie agli “aiuti” Italiani e’ stato realizzato, con l’acquisto di 100 piante di melanzane, una ventina di fiori tropicali e alla cisterna d’acqua con una capacita’ di 300 litri.
    A proposito d’acqua, e’ proprio questo l’aspetto piu’ difficile del mantenimento dell’orto, infatti ad Alampoondi l’acqua potabile viene  gestita dal governo, il quale decide gli orari di erogazione. Non c’e’ un orario preciso ma e’ sicuro che dalle 6 di mattina fino alle 9 .00 ci sia una disponibilita’ di circa 2 ore. Durante queste ore davanti alle tante cannelline del villaggio, c’e’ sempre una fila di una decina di donne, che con una tecnica speciale riescono a portare sopra la testa vasi da piu’ 20 litri d’acqua, che usano per cucinare e per bere. In piu’ nel villaggio, sono presenti anche delle pompe, con le quali in  qualsiasi orario del giorno e’ possible prendere dell’acqua proveniente dal sottosuolo, buona soltanto per annaffiare. E’ proprio da qui che da due settimane ad oggi stiamo prendendo l’acqua per il nostro giardino, il problema e’ che la pompa piu’ vicina si trova a quasi 1 km di distanza, cosi andare a prendere l’acqua spesso si trasforma in un’avventura. Cosi’ abbiamo pensato di affidare dei turni ai bambini, i quali ogni mattina hanno il compito di riempire ogniuno un vaso da 20 litri, per la cisterna da 300lt.

Ps.
Domani 24 Marzo andremo in gita a Pondichery e Auroville, abbiamo affittato due furgoncini da 25 persone che ci porteranno direttamente nell’Ex colonia Francese, dove abbiamo in programma la visita di Shuddam, l’associazione che si occupa di riciclaggio (vedere nei precedenti aggiornamenti), e una camminata lungo la spiaggia colpita dallo Tsunami. Per molti bambini  sara’ la prima occasione si assaporare l’aria marina e di vedere dal vivo l’immensita’ dell’oceano.

Saluti e Baci
Dall’India
Lorenzo e Francois

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7 Marzo 2007 [Tiruvannamalai- India]

Cari amici…
Siamo gia’ a Marzo e il tempo da Gennaio a questa parte e’ letteralmente volato…
Descrivere dettagliatamente ,con parole, quello che ci ha visto coinvolti in questo periodo e’ quasi impossibile. Le foto parlano meglio di lunghi discorsi. Ma raccontare a grandi linee,quello che e’ successo e’ doveroso.
    L’attenzione in questi giorni si e’ soffermata su James, a causa della morte del padre.
Infatti l’ultimo  mercoledì di febbraio, al ritorno a casa, James ha trovato disteso senza piu’ conoscenza suo padre, che già da tre mesi era fermo sotto una capanna, ”alimentato” da iniezioni che la moglie Kala portava dall’ospedale dove lavora.
E’ stato un grande colpo, sia per James che per la famiglia: non solo perchè il padre ha lasciato dietro di se un vuoto incolmabile, ma anche perchè, grazie alla sua pensione da ex generale Indiano,riusciva a coprire le varie spese di famiglia (in primis le spese scolastiche del figlio). Nella disperazione generale, si è svolto il funerale seguito da una decina di giorni di lutto, durante i quali, siamo stati costretti a mandare avanti da soli, le attività con i bambini e ragazzi.
    Riguardo alle attività, tutto sta procedendo per il meglio. Abbiamo continuato la pulizia del villaggio, in particolare la zona della chiesa cattolica, e abbiamo anche dato inizio ad una corrispondenza con una classe Italiana, la quale avrà modo di scambiare informazioni e disegni inerenti alla vita nel villaggio, assieme ai nostri ragazzi di Alampoondi.
Inoltre, la prossima settimana  sarà in programma una gita a Pondichery,grazie alla quale la maggior parte dei ragazzi avranno per la prima volta , l’opportunita’ di uscire dalle proprie mura di casa.
Questa gita si può dire che è stata da loro “guadagnata”, grazie al lavoro di pulizia del villaggio e al raggiungimento di alcuni Kiss(la nostra moneta immaginaria).
    Volevo concludere con il ringraziamento a tutti coloro che hanno contribuito (anche con una minima parte), al sostegno di questo progetto. Questi soldi saranno impiegati nell’aquisto di quaderni, penne e altro materiale scolastico destinato ai ragazzi. In più, è in progetto anche l’aquisto di una lavagna, con la quale James avrà la possibilità, dopo la nostra partenza, di continuare il corso di Inglese, che in questo periodo abbiamo seguito personalmente con i pochi
mezzi a disposizione.
    C'è anche un’altra “mezza idea”,di distribuire un “Kit medico" alle famiglie piu’ povere del villaggio, assieme ad una fornitura  di riso, ma ancora non c'è niente di sicuro.

Lorenzo e Francois
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31 Gennaio 2007 [Alampoondi - India]

Sono passate gia' due settimane dal giorno in cui e' partito il progetto...
In queste 2 settimane abbiamo iniziato anche un progetto parallelo, con dei bambini che vivono nelle capanne del villaggio. Il tutto ruota attorno a una moneta immagianaria (kiss coins),grazie alla quale i bambini possano acquistare oggetti di ogni tipo: pennarelli, matite, quaderni, trottole, bambole e tantissime altre cose. Come fanno per averla?, Il Kiss e' una cartolina colorata che viene data in cambio di azioni sociali, quali: pulire il villaggio, piantare degli alberi e pulire i templi o le chiese del posto. In piu' nei 5 giorni, nei quali ci ritroviamo tutti assieme, questi bambini hanno l'opportunita' di disegnare, scrivere storie e di apprendere la geografia.
Per ora sta andando molto bene, anche se abbiamo avuto qualche problema logistico, a causa delle differenze di "casta" presenti ad'Alampoondi. Infatti siamo stati invitati dal responsabile del GrrC(Kumar),a dividere i bambini ricchi da quelli poveri;questa cosa non ci e' piaciuta affatto,ed'e' per questo che piano piano stiamo cercando di eliminare queste differenze incomprensibili, facendo in modo di far condividere anche le piu' piccole esperienze, a partire da un semplice disegno:bambini poveri e ricchi, senza fare alcuna differenza.
Con tutte queste attivita', le giornate stanno volando, cerchiamo comunque di mandare avanti la nostra produzione di giochi, che a Febbraio invieremo in Italia.
Finalmente e' arrivata la macchina da cucire, infatti in questi giorni mi sono improvvisato sarto,dato la mancanza di un esperto in materia, cosi' stiamo "sfornando" nuove idee, a partire dai cuori in stoffa (che si spera arriveranno per S.Valentino) e in nuovi pupazzetti.
Dall'Italia sono gia' arrivate tantissime richieste per i nostri giochi, e' per questo che ringraziamo tutti quelli che stanno collaborando, anche se con un piccolissima parte, che qua in India si trasforma in un grandissimo contributo.
Parlando di noi, dobbiamo dire che in questo periodo abbiamo fatto la conoscenza di quasi mezzo villaggio, quasi ogni giorno siamo ospiti nelle fantastiche capanne di Alampoondi, la gente e' fantastica, specie se si entra a contatto diretto con le famiglie. Proprio la scorsa settimana siamo stati invitati al matrimonio di una ragazza che abbiamo conosciuto qua,(Joiaburti).
La celebrazione e'stata fantastica, tranne il piccolo particolare dell'orario, le 6.00 di mattina.Le famiglie hanno allestito un piccolo tempio, di fronte alla capanna dello sposo, dopo di che, grazie a una specie di "bramino", hanno dato il via a una serie interminabile di riti Induisti a simboleggiare l'unione dei due sposi: Pulire i piedi ai genitori, cospargere cocco ,riso e banane,legare con una corda i due, e tantissimi altri, il tutto in un clima di assoluta allegria e spiritualita'...e pensare che i due sposi non si erano mai visti fino a quel giorno...
Domani(1 febbraio) c'e' una festa Induista (il Dio e'Murugan),nella quale quale la gente si attacca alla pelle cocchi, stendardi e altra roba che non ho ancora capito...comunque credo che sia interessante ,spero di avere il tempo per mandare le foto.....

Nei prossimi giorni saremo impegnati ancora nella produzione dei giochi e nelle attivita' con i bambini....il tempo per scrivere e' poco.....
Saluti dal Tamilnadu...

Lorenzo e Francois
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15 Gennaio 2007 [Alampoondi - India]

    E' partito il progetto Eco Art Centre!
Ritornati ad Alampoomdi, dalle feste di Natale e Capodanno trascorse a Pondichery, la prima settimana di gennaio abbiamo cominciato a trasportare una trentina di sacchi, contenenti centinaia di stoffe differenti, dalla sede del GRRC fino alla nostra nuova casa, che a partire dal 18 di questo mese sarà anche il nuovo centro operativo del progetto.
    Dopo il trasporto dei sacchi abbiamo iniziato a risistemare la casa con pitture e piccole riparazioni delle porte e tavoli e a selezionare le stoffe per colore, grandezza e tipi di tessuti. E' un lavoro che da una settimana a questa parte ci tiene particolarmente impegnati: qualche sera capita di lavorare fino a mezzanotte. Assieme a James (che dopo presenterò) siamo andati anche a comprare il materiale utile per l'inizio del progetto(forbici, colori, quaderni, colla e così via). Abbiamo anche fatto una riunione con i membri di "wheiwer whels" (l'associazione di Alessandra), per definire gli ultimi particolari dell'"Eco Art Centre".
Infatti all'interno di questo progetto saranno differenziate due attivita' principali:

- la prima e' quella della produzione di piccole borse, riutilizzando delle striscie di stoffa; questo lavoro vede come dirette interessate, una signora di Alampoondi, Thulasi, e una ragazza Italiana, Eloeh, che il  17 arrivera' qui ad Alampoondi per un periodo di tre mesi.

- la seconda, che ci vede interessati da vicino, e' quella del riutilizzo delle stoffe per produrre dei giochi tipo memory, bambole, domino e altra roba che stiamo elaborando in questi giorni. Quest'attività è nata soprattutto dalla volonta di creare un impiego per un signore del villaggio, James, che in questo periodo della sua vita sta attraversando un momento non felice dal punto di vista economico.

    In queste settimane abbiamo avuto modo di conoscere James da vicino, e ci siamo resi conto dei suoi grandi valori a livello umano e non solo. Infatti James piu' di 20 anni fa'ha contribuito assieme a Padre Shanti, (frate Belga del villaggio, che da piu' 30 anni vive qui ad Alampoondi), a curare i lebbrosi nella zona del Tamilnadu; la situazione attuale parla chiaro, senza aver bisogno di tante spiegazioni, infatti la lebbra, oggi in Tamilnadu, è considerata debellata. E' importante anche sapere che Padre Shanti e' stato il fondatore del GRRS (Ghandi Rural Reabilitation Centre), e tutto cio' che e' diventato, cresciuto e evoluto in questi anni, lo si deve a lui e al padre di James, il primo responsabile di questo centro, in origine nato come centro di accoglienza per i lebbrosi. Oggi GRRC è sinonimo di lavoro, produzione  e commercio, senza aver perso comunque quello spirito di solidarietà che possiamo ritrovare all'interno degli altri due centri, dove ogni giorno si lavora per la reabilitazione di una trentina di bambini con gravi problemi fisici e mentali. Il tutto è coordinato da Kumar, un abitante della classe alta di Alampoondi, che ha trovato la sua fortuna grazie al padre di James, che nei lontani anni ottanta li cedette il posto di responsabile.
    Ritornando a parlare del progetto E.A.C.(Eco Art Centre) è importante dire che per il primo periodo di attività saranno importantissimi i contributi che arriveranno dall'Italia e dal resto del mondo. E' importante riuscire a coprire le spese e soprattuto dare un piccolo stipendio a James: ricordo ancora una volta che lo  stipendio giornaliero qua ad Alampoondi è di 1 euro  (grazie a questo James riuscirebbe a coprire le spese scolastiche del figlio, le cure del padre (gravemente malato) e le spese per il mangiare).
    Nel reparto foto potrete vedere uno squarcio di quello che faremo, di dove viviamo e cosi' via.
Se volete contribuire, anche con 1 euro, basta un messaggio sull'email o un telefonata a casa nostra, il prossimo mese invieremo i nostri giochi e le bambole in Italia: chiunque fosse interessato  non deve fare altro che dare il suo nome a Castelnuovo (0574-541104) con il suo contributo.

Ancora grazie
Lorenzo e Francois
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2 Gennaio 2007 [Pondicherry - India]

    Queste settimane passate nel Tamilnadu (stato a sud dell'India) sono state intense e ricche di sorprese. A partire dal Natale ad'Alampoondi, per poi arrivare nel villaggio di Vellakulam, dove abbiamo passato una settimana (compreso il fine anno) nella sede della VCDS(Village Community Development Society).Questa è una associazione in collaborazione con Emmaus che in questo momento si sta occupando dello svilluppo locale, attraverso scuole(che successivamente spieghero' meglio) e della ricostruzione dell'area colpita dallo Tsunami nel 2004 (zona a pochi km dalla sede).
Per cominciare, parliamo del Natale.
    Il 23 di Dicembre, decidiamo insieme ad'Alessandra di andare ad Alampoondi per trascorrere il Natale. Qui lei conosce un amico Indiano(Kumar) responsabile di un associazione 'GRRC'(Ghandy Rural Reabilitation Center), che attraverso un'attivita' tessile permette alle persone meno fortunate del villaggio di avere un posto lavorativo. (Ma di tutto questo parleremo meglio nei prossimi aggiornamenti, visto che dovremo passare 3 mesi proprio nello stesso villaggio).
    Cosi' da Chennai partiamo tutti insieme con un bus strapieno, che in 4 ore ci porta a destinazione. Arrivati ad Alampoondi notiamo subito che la vita e le case sono tra le piu'povere viste finora: niente a che vedere con la grande metropoli(Chennai) che abbiamo lasciato il pomeriggio stesso. Capanne di paglia adibite a piccoli magazzini e  venditori di banane contornano la strada principale che passa proprio ai piedi di Alampoondi. Quando ci addentriamo nelle stradine interne balza all'occhio una grande pulizia: tutti vanno in giro scalzi e quando facciamo la battuta a qualcuno, di provare le nostre scarpe, la risposta e' chiara.....no. Anche noi ci stiamo abituando ad andare in giro senza scarpe...devo ammettere che lo preferisco. L'abito tipico per gli uomini e' il "Lunghì",un telo che gli Indiani del Tamilnado usano al posto dei pantaloni: un lenzuolo a quadri, che con una piegatura speciale diviene una specie di gonna...per abituarmi a questo però ancora servano un pò di giorni.
Il cibo che si trova nei piccoli ristoranti del posto e'prevalentemente riso, ma si trovano anche verdure (patate, piselli e peperoncino)che fanno da accompagnamento ai "Parota"(piccole pagnotte di pasta sfoglia) o "Chapati" (il tipico pane Indiano...simile alla nostra piadina, con la differenza che in India utilizzano la farina integrale). Piccolo particolare: i piatti qua, sono delle grandi foglie di banane e per mangiare si usano le mani. Per la frutta si possono trovare banane, cocco, ananas e altri frutti tipici del luogo.
La bevanda principale è il "ciai"(the), che gli Indiani bevono in ogni momento della giornata. Nel the viene aggiunto il latte, che con una speciale preparazione rende il tutto qualcosa di unico; normalmente un the costa 3 rupie...se facciamo il calcolo in euro ci rendiamo conto di quanto costa la vita quaggiu'.....5 centesimi di euro, anche per mangiare la situazione non cambia, in media si spende 0.50 centesimi di euro.
    Dopo questa breve illustrazione, ritorniamo a parlare del Natale. Ad Alampoondi infatti vive da 30 anni un Frate Belga(Padre Shanty), che ha fondato una piccola comunita' cattolica, che per il 25 ha preparato una piccola messa nella chiesa del villaggio. Cosi' in compagnia di una cinquantina di Indiani assistiamo ad una messa davvero particolare, con le donne sedute in terra da un lato e gli uomini dall'altro. I canti sono davvero belli, rigorosamente in "Tamil"(lingua della regione), e anche i vestiti della gente sono coloratissimi...La chiesa nell'ora tra mezzanotte e l'una, assume un'atmosfera davvero fantastica. Al termine della celebrazione e' passato anche un Babbo Natale a distribuire le caramelle ai bimbi del villaggio....davvero un Bel Natale. Il giorno dopo mettiamo a punto un piccolo programma, per andare a visitare la VCDS a Vellakulam. Conosciamo anche un ragazzo Belga, Clement, che sta studiando la spirulina, un'alga naturale dalle proprietà benefiche. Conosciamo Clement perché vive nella "nostra futura" casa, cosi'decidiamo insieme di unire i nostri progetti: andare a conoscere VCDS (nel villaggio di Vellakulam) per poi andare a Pondicherri (vecchia cittadina coloniale francese) dopo la fine dell'anno, per conoscere un'altra associazione che si occupa di riciclaggio. Dopo aver preso la decisione, la mattina del 26 partiamo in bicicletta per Vellakulam. Dopo 50km di pedalata arriviamo alla sede del VCDS dove veniamo accolti con un buon "Ciai". Successivamente ci fanno accomodare nella camera degli ospiti(una piccola stanza con tre letti con la zanzariera), dove staremo per una settimana. Il pomeriggio incontriamo il direttore, nonchè fondatore di tutto ciò, si chiama Martin e la moglie (Cossolia) e' la presidente di "Emmaus Asia". Ci spiega un pò la storia di VCDS (Village Community Development Society). Il tutto e' nato nel 1980 con la volonta' di creare una migliore situazione all'interno dei villaggi della zona, a partire dall'istruzione dei più piccoli. Con il passare degli anni questo concetto di solidarietà si è ramificato in un modo incredibile, dando vita a una ventina di progetti che prevedono:

1* Apertura di nuove scuole all'interno dei villaggi più poveri

2*Costruzione di nuove case all'interno dell'area colpita dallo Tsunami

3*Riabilitazione dei bambini colpiti dallo Tsunami nel 2004, che hanno perso tutti i familiari.Questi bambini vivano direttamente nella sede principale.

4*Apprendimento del cucito per le ragazze dei villaggi, per un futuro impego lavorativo nella societa'.

5*Produzione all'interno della sede, e fuori, dei prodotti alimentari, quali:
riso, banane, cocco, mango e ortaggi vari.

6*Centri di apprendimento per quanto riguarda le attività lavorative del posto

    Il primo punto, ci ha particolarmente colpiti, infatti il giorno seguente, quando siamo andati a visitare le scuole delle zone interessate, ci aspettavamo di trovare qualche edificio o non so che. Ma arrivati nel villaggio la sorpresa si e' unita a qualcosa che mai mi sarei aspettato di vedere: la scuola non è altro che una lavagna appoggiata ad un albero nel bel mezzo della strada, una "mandria" di bambini a sedere in terra e la maestra, ci spiegano, insegna attraverso balli e canti. E' fantastico cosa avviene in questa "scuola davvero speciale". E' l'esempio perfetto di come si possa cominciare a ambiare qualcosa, a partire da quasi niente: una lavagna, una maestra, e credere in quello che fai....incredibile!
Me ne vado con il sorriso sulla bocca e consapevole che tutto ciò potrà essere un insegnamento di vita che non scordero' mai. Il pomeriggio andiamo anche a visitare l'area colpita dallo Tsunami.
    Dopo una breve passeggiata arriviamo sulla spiaggia dove notiamo l'impatto dell'onda, infatti è evidente una sorta di piccolo strapiombo, che si è creato quando l'aqua ha portato via lo strato di spiaggia in prossimità del mare...il silenzio tombale è la testimonianza della strage che tutto ciò ha provocato. Ma man mano che camminiamo ci rendiamo conto che tra questa gente c'è voglia di ricominciare. C'è un piccolo villaggio lungo la spiaggia dove delle donne stanno preparando le reti per andare a pescare. Ci accolgono con uno splendido sorriso, nei loro occhi si legge la sofferenza di chi ha perso tutto...ma anche la voglia di reagire. Ci sono anche dei bambini che ci seguono, stanno giocando con la camera d'aria di un "ex-pallone" da calcio. Due passaggi e qualche palleggio con la palla e tutti i ricordi vengono dimenticati...a giudicare dallo spirito di questi bambini sembra che niente abbia intaccato la loro voglia di giocare e di vivere. Dentro al villaggio andiamo a visitare le case che sono ancora in costruzione, e che successivamente verranno date (seguendo dei criteri sociali) alle famiglie che hanno perso la casa durante il "disastro". Sono delle bei monolocali bianchi che stonano un pò con le capanne di paglia e di terra che le circondano, ma sono il simbolo perfetto di una rinascita. In tutto ci sono 50 case che entro il prossimo anno dovrebbero essere tutte occupate dalle famiglie. Nel resto della settimana abbiamo modo di stare anche nel centro della VCDS, dove e' presente una classe formata da dei bambini e bambine che sono sopravvissuti allo Tsunami. Qua ogni giorno, grazie ad una maestra, si cerca di dare un'istruzione a questi bambini. Si studia Inglese, scienze, matematica e altre materie, ma soprattutto si sta insieme in ogni momento della giornata. E' incredibile vedere bambini di 8 anni perfettamente autonomi. Infatti ogni giorno, senza l'aiuto di qualche adulto, si lavano, mangiano, studiano(o almeno ci provano), giocano, e vanno a dormire nella loro stanza personale: la classe dove fanno lezione.
Uno di loro mi racconta che quando e' arrivato lo Tnunami, è riuscito a salvarsi grazie all'arrivo di un elicottero, ma purtroppo ha visto madre, padre e fratelli affogare, non ritornare più a galla. Ora e' solo, ma anche per lui il discorso non cambia: tanta voglia di sorridere e di vivere, ma il tutto senza dimenticare.
Sempre all'interno della sede centrale della VCDS, è presente anche una scuola di cucito per le ragazze del villaggio. La classe è una piccola stanza con delle macchine a pedale, ma per il ricamo e l'intreccio delle borse si sta fuori, visto che la temperatura lo permette.
    VCDS è anche autosostentamento...sempre nel limite del possibile. All'interno dell'area sono presenti molti campi di riso. Infatti il riso è l'alimento principale: colazione, pranzo e cena (anche per capodanno), con la variante delle differenti salse, che accompagnano ogni pasto. C'e' anche la raccolta delle banane, dei manghi e dei cocchi.
Un'altra attività importante è la produzione di piante curative che vengono utilizzate come medicinali, all'interno della comunità.
L'ultimo punto riguarda un centro di apprendimento al lavoro. Il tutto ha sede dentro una piccola capanna, costruita a pochi km dall'oceano. Qua sono presenti muratori, maestre e altra gente che lavora per il progetto di sviluppo della zona.
    Tutti questi progetti si possano riassumere in una parola sola: COMUNITA'. E' per questo che VCDS fa parte del movimento Emmaus, seppur non direttamente. Infatti è un esempio importante di come lo sviluppo può avvenire grazie alla forza di gente comune, di gente normale che crede in un cambiamento, il tutto grazie ad uno spirito comunitario. In Italia ci sarebbe molto da imparare da questa gente, e dallo stile di vita che caratterizza gli Indiani: dentro ai villaggi è consuetudine aiutarsi l'uno con l'altro. A pensarci è normale, ma spesso non è scontato nella nostra mentalità. Ognuno in Occidente pensa al suo benessere e non a quello del prossimo, o almeno è questo quello che si percepisce dallo stereotipo di società Europea.
    I giorni qua a Vellakulam sono volati e un altro ricordo che resterà impresso nella memoria, sarà la grande festa di Capodanno. Una festa "non stop" dall'una del pomeriggio fino al giorno seguente, con balli e canti tipici, dove hanno partecipato piu' o meno 400 Indiani. Il tutto si e' concluso con una bellissima fiaccolata dal villaggio di Vellakulam alla sede (1km), dove ci siamo riuniti tutti davanti ad una grande mappa dell'India, fatta di fiori. All'interno di questa ognuno a deposto la propria candela, esprimendo a voce alta un pensiero per il nuovo anno. Finita la "cerimonia", la notte è continuata assieme a delle ragazze Indiane con le quali abbiamo ballato la "stik dance" (tipica danza del Tamilnadu con i bastoni), e fatto dei giochi nostrani (uno tra questi quello della sedia, nel quale si canta e si balla, e quando si stoppa la musica, ognuno deve cercare di sedersi: naturalmente c'è una sedia in meno rispetto al numero dei partecipanti!). La mattina seguente dopo i saluti dovuti, ci "impedaliamo" per Pondicherry, dove e' presente un'altra associazione alla quale siamo molto interessati. Il nome e' Suddham, e grazie al lavoro di alcune ragazze, che si spostano con delle biciclette con dietro un carretto, riescono a fare un piccolo riciclaggio all'interno della citta'. Al nostro arrivo conosciamo Agit che ci spiega meglio il funzionamento, aggiungendo che lavorano anche per la  fabbricazione di "compost" una specie di concime naturale, ricavato dalla spazzatura biologica. Interessante....ma il tempo a disposizione e' poco cosi' domani faremo ritorno ad'Alampoondi, perche' il nostro amico Clement deve fare ritorno per sistemare il lavoro e le ricerche prima di ripartire per il Belgio, e noi per cominciare a cercare il materiale utile, per l'inizio del progetto.

A proposito di questo: nei prossimi giorni illustreremo al meglio i dettagli del progetto, successivamente o durante, se qualcuno (amici, parenti, Granello, scout ed altri ancora) è interessato all'aquisto dei prodotti che fabbricheremo con le donne e i bambini del villaggio (borse, giochi e altro ancora), può contattarci sulla email giramondo@muovitilibero.it
oppure sul numero Italiano di Castelnuovo(Prato) 0574-541104.
Un piccolo aiuto, qua può diventare fondamentale per questa gente, visto che la paga media di unoperaio del posto si aggira attorno ad 1 euro al giorno. L'intento del progetto è di avere un'entrata di piu' o meno 100 euro al mese, coprire le spese e riuscire a stipendiare i lavoratori.

Per ora e' tutto.....ancora buon anno

Lorenzo e Francois

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22 Dicembre 2006 [Chennai - India]


Ormai siamo sotto il periodo Natalizio....ed'e' per questo(prima di raccontare quello che ci e' successo in questi giorni)che volevamo augurare a tutti un Buon Natale e un felice Anno Nuovo....(Damiano ...mi raccomando ,a Capodanno vacci piano con Birra e Vino).
Ai nostri familiari, che ci appoggiano sempre con le loro preghiere (Comunita' Emmaus di Castelnuovo fam.Volpi e fam.Corpataux, Mary ti aspettiamo in Tailandia).
Ai nostri amici, che ci mandano ogni giorno un casino di email: Piera e famiglia, Ilaria, Sara Talia e famiglia, famiglia Orlando, Virginia, i cugini Baroncelli, famiglia La Vanga, famiglia Mari (Giacomo mandaci un email!!!), famiglia Cagliarelli, famiglia Gori(Tommy non t'avventurare da solo nelle grotte pratesi), Tecsilcontrol del Poggio(Cavaciocchi e Maurizio), il Granello di Senapa di Prato, la famiglia Biancalani e tutto il "Prato 2"; saluti anche ai vecchi compagni di scuola: I'Coma e la Lara che presto si sposeranno (scherzo), Daniel e l'Alessandra , Valentina, I'Nencio, la capra e il Paoli (non buttare via tutti i soldi all'excelsior)....
Auguri anche a tutte le famiglie o persone che ci hanno ospitato fino ad'oggi, in giro per l'est Europa, Kazakistan e India....
Grazie a Matteo che ci ha aiutato a realizzare questo sito, che per noi e' importantissimo, visto che e' l'unico modo di farci sentire da ogni parte del mondo...

Ora passiamo al nostro viaggio...
Nel periodo passato a Banasthali abbiamo avuto modo di conoscere molto meglio il funzionamento delle scuole Indiane. Dopo essere stati in un piccolo villaggio a fare una lezione di geografia con dei burattini a dei bambini di circa 10 anni, ci siamo resi conto del sistema di insegnamento che ancora e' presente in India. Infatti al nostro arrivo nella scuola abbiamo visto, e non ci e' piaciuto molto il fatto, che i professori picchiano i bambini durante le interrogazioni. Con la bocca un po "storta" abbiamo comunque proposto la lezione che avevamo preparato, cercando di far capire ai bambini il senso della distanza, e rendergli consapevoli che nel mondo ci sono 5 continenti...Con i burattini di Sara e un puzzle sul mondo, l'approccio e' stato molto facile: e' incredibile l'attenzione che si riesce a ottenere con un "pezzo di legno parlante".
In questi giorni abbiamo anche chiarito il progetto che ci aveva proposto Alessandra L'Abate, infatti i primi di Gennaio partirà ad Alampudi per 3 mesi un progetto sul il riciclo di stoffe , realizzato assieme a Donne e bambini del villaggio. Per questo motivo decidiamo di affrettare i tempi, visto che i Km per arrivare fino a Chennai sono piu' di 2000 e le strade Indiane spesso riservano brutte sorprese. Così il mecoledì seguente partiamo da Banasthali con le due biciclette nuove, con l'intenzione di arrivare fino a Bhopal, per poi prendere un treno per raggiungere la nostra amica Alessandra a Chennai.
I primi  due giorni purtroppo siamo costretti a rimanere fermi per piu' di tre ore, a causa di 4 forature. Infatti lungo la strada del deserto Rajastano, si trovano delle piante con delle spine mortali per le camere d'aria. Con pazienza smontiamo, ripariamo e ripartiamo. Lungo il tragitto, vediamo città fantastiche tipo Bundi (dove c'è un castello incavato nella montagna). Nella mattinata del lunedì lasciamo lo stato Indiano del Rajastan per entrare nel Madia Pradesh (ancora non sapevamo cosa ci avrebbe riservato la giornata), infatti dopo 60km di deserto con salite non indifferenti, arriviamo all'ora di pranzo in un ristorantino a 160km da Bophal. Mentre stiamo mangiando "Dal" e "Roti" conosciamo un camionista, al quale raccontiamo del nostro viaggio; pur non parlando una parola di Inglese facciamo presto amicizia e sul punto di salutarci gli facciamo la battuta di andare in camion con lui a Bhopal. La battuta si trasforma in men che non si dica in realtà, e in 2 minuti, con la temperatura che segna 36 gradi, senza farcelo ripetere due volte, carichiamo le bici sul mezzo incredibile del camionista e via verso il sud... . Le 4 ore di viaggio in camion sono ore di divertimento, sembra di essere su una giostra. Non ci sono cinture e nessun'altra forma di sicurezza dentro l'abitacolo, ma durante queste ore di tutto questo non ce ne frega assolutamente niente ....La sera arriviamo a Bhopal e dopo aver ringraziato il camionista cerchiamo un campo dove passare la notte.
Il giorno dopo in città incontriamo un ragazzo che in bicicletta ci fa vedere tutte le stradine tipiche, con mercati e bazar, per poi portarci fino alla stazione. In mezza giornata risolviamo il problema del biglietto e della spedizione delle biciclette, cosi'la sera verso le 8 saliamo sul treno che in 24 ore ci porterà a Chennai. Il viaggio (dentro una cabina letto con 9 persone) non e' dei migliori, ma per 7 euro non possiamo fare altro che accontentarci. Verso le 8 di sera  arriviamo a Chennai, e visto l'orario decidiamo di andare a dormire in una camera della stazione.
Il giorno seguente incontriamo Alessandra che ci illustra le sue idee riguardo ai progetti di Alampudi. La sera decidiamo di andare a visitare una scuola del posto (Suyam charitable trust/www.suyam.org) che applica il sistema di insegnamento "Montessori" (l'apprendimento attraverso il gioco). Qua, a differenza della scuola di Banasthali, il clima e l'ambiente ci piacciono molto: c'e' un'allegria tra questi bimbi fuori dal normale...e in tre minuti diventiamo fonte di domande interminabili. La visita ci è piaciuta molto e quando andiamo via con la direttrice ci mettiamo daccordo, per venire a raccontare il nostro viaggio ai bambini della scuola. Con Alessandra decidiamo anche di passare il Natale ad Alampudi (il villaggio dove partira' il nostro progetto), cosi'avremo modo da la, di andare a visitare anche un gruppo Emmaus a pochi km dal villaggio(dove trascorreremo probabilmente il fine anno).
Per ora dalla calda India e' Tutto o quasi ...vi faremo sapere nei prossimi giorni quello che ci riserverà il Natale e il Capodanno.

Ancora auguri a tutti

Lorenzo e Francois
   
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8 Dicembre 2006 [Banasthali-India]


Siamo gia’al 8 Dicembre, e l’India ci sta riservandosorprese ed’esperienze davvero uniche….
Un misto di cultura,tradizione e accoglienza fanno di questo paese, il migliore che abbiamo attraversato fino ad ora.
Come avevamo gia’ detto ,la prima settimana in India, l’abbiamo passata al Tara Projects, insieme ad una settantina di Indiani che ogni giorno inventano, fabbricano e confezionano braccialetti e collane destinati alla vendita ,sia all’interno del paese che al mercato Internazionale. Abbiamo avuto modo di conoscere anche il fondatore, Shyam Sharma, un professore dalle risorse infinite, che è stato capace(seppure nel piccolo) di avviare un nuovo modo di fare commercio e di creare nuovi posti di lavoro per le persone meno fortunate. (S.Sharma e’anche uno dei rappresentanti del movimento Emmaus International).
Sono interessanti anche i progetti più recenti, che consistono in una collaborazione con i villaggi piu’ poveri,all’interno dei quali vengano prodotti oggetti,vestiti e tante altre cose, con le materie prime che vengono fornite dalle grandi aziende del Commercio Equo.
Purtroppo non abbiamo avuto modo di visitare bene Delhi…in fin dei conti non e’ che ce ne importasse tanto,visto che eravamo ansiosi di entrare nel vero cuore dell’India …villaggi, tradizioni e la l’aria che si respira in luoghi dove nessuna “pelle bianca” era mai stata vista
prima.
Così il mercoledì 30 siamo partiti in direzione sud sapendo che un’altra ragazza Italiana(Sara) che insegna Italiano in un piccolo villaggio a 70 km da Jaipur,Banhastali,ci avrebbe ospitato per un po di giorni con l’intenzione di conoscere la nostra storia e il nostro progetto.
La sera, dopo un’ottantina di Km ….cominciamo a cercare un posto abbastanza imboscato per piantare la tenda, sapendo che la gente di qua se vede due bianchi, si avvicina e comincia ad attaccare discorso per ore ed ore,facendo scattare una reazione a catena che porta dopo circa 5 minuti ad essere circondati da piu’ o meno una ventina di Indiani. Fattostà che giunti ormai al calare del sole, ci si avvicina una moto con sopra 2 ragazzi, uno dei quali ci dice in Inglese … “volete vedere la vera vita Indiana…..allora venite con me”….Senza farcelo ripetere 2 volte lo seguiamo per circa 10 minuti,in delle strade buie e losche che successivamente risulteranno essere mortali per la nostra bici. Entriamo dentro ad uno di quei villaggi che difficilmente una persona potrebbe immaginare….sembra quasi di essere tornati indietro nel tempo…niente luce e un’atmosfera quasi irreale. Giunti a casa del ragazzo(una bella casa rustica con le mucche davanti casa), conosciamo degli uomini vestiti con fastosi lenzuoli bianchi e turbanti a coprire la testa(tipici Indiani), che fumano una crossa pipa(Oka). Dopo esserci uniti alla compagnia e alla pipa comunitaria, andiamo a letto, stanchi e con tanta curiosità per l’indomani, sapendo che avremo visitato il villaggio di Sondh.
La mattina seguente insieme a Onar (ragazzetto non tipicamente Indiano,con un po di chili di troppo..sintomo di una piccola allergia al lavoro nei campi, che lo portava spesso a passare mattinate davanti a un computer a vedere delle piccole azioni di borsa che andavano in basso e in rialzo)siamo andati a vedere i campi di proprietà del padre; l'attività principale è la canna da zucchero; se giri in bicicletta è usuale vedere ragazzi che con i denti “scortecciano le canne” per assaporarne il dolcissimo succo che ne risiede all’interno. Dopo la visita nei campi entriamo nel villaggio….qua le donne sposate girano per le strade con grossi vasi contenenti delle feci di mucca(animale sacro nell’induismo) seccate al Sole, usate successivamente come alimentazione per il fuoco. Le donne sposate camminano per le strade con un velo a coprire completamente il volto..probabilmente un fatto legato alla cultura,anche se ci sarebbe da discutere parecchio su questo tema. Anche la loro posizione all’interno del nucleo sociale è un tema delicato se se ne parla con un uomo del posto…diciamo che bisogna stare molto attenti a quello che si dice ..comprendendo anche la forte differenza che c’è dalla posizione della donna occidentale. Di solito la donna Indiana lavora nei campi, e si occupa anche della casa; fa da mangiare, pulisce e guarda i bambini e raramente ha il diritto di parola nelle discussioni tra uomini. Insomma … poca libertà per queste donne, specialmente se si entra in un villaggio con forti differenze di “caste”(livello sociale ed economico”;allora in questo caso diventa quasi impossibile che una ragazza si possa sposare con un ragazzo dello stesso villaggio. Qualcosa cambia se si entra in dei villaggi più poveri. Qua c’è più libertà anche se il sistema dei matrimoni combinati non cambia(nei quali i familiari hanno l’ultima parola sul da farsi).
Parlando di igiene strano a pensare, ma nei villaggi c’è un gran senso della pulizia, case di fango o di paglia semplicissime e linde e in più all’interno di ogni villaggio c’è un pozzo utilizzato per lavare i vestiti e il corpo. Per bere invece,l’acqua potabile, per la maggior parte dei casi, arriva da fuori con delle specie di container trainati da camion della Tata….(poderosi).In altri casi l’acqua da bere arriva direttamente dalle pompe collegate al
sottosuolo. In Rajastan o in Ariana (regioni del nord) l’emergenza acqua non è così critica, ogni persona ha la possibilità di usufruirne, anche lontano dalle città.
Un’attività molto famosa in tutta l’India e di conseguenza presente nel villaggio, è la produzione di “Charpai”: delle specie di brandine di corda o plastica, sulle quali gli Indiani dormono,  mangiano e riposano.
Ritornando a parlare della visita del villaggio di Sondh…dopo un tratto a piedi l’attenzione si sofferma sui templi Induisti dedicati a vari Dei (tra i più importanti ricordiamo Krishna e Shiva). All’interno di questi si trovano delle statue con raffigurazioni degli Dei ai quali la gente porta doni (mangiare o fiori). Quando si entra si deve suonare una campana situata proprio davanti al Dio e percorrere il tempio in senso orario, molto spesso c’è un piccolo corridoio che passa dietro la statua del Dio. A guardia dei templi ci sono i “Baba”: dei signori anziani che trascorrano l’ultima parte della loro vita nella contemplazione e nella preghiera e ogni settimana girano nel villaggio per raccogliere i doni della gente(mangiare), necessari per vivere. Quando siamo entrati in un tempio un Baba ha preparato una specie di pipa con dentro della mariuana, e la gente che era presente ha fatto girare quasi in maniera spirituale……in quel momento abbiamo respirato un’aria davvero sacrale….
Il giorno insieme a Omar siamo andati a Matura ..cittadina splendida e ricca di templi ma troppo turistica…dopodichè la mattina seguente abbiamo tolto le tende, visto che l’aria cominciava ad essere pesante perché da Onar non potevamo alzare un dito ..qualsiasi cosa facevamo eravamo invitati a stare fermi ,visto che qualcuno l’avrebbe fatta per noi…
Parentesi: in questi tre giorni il nostro tandem è stato usato più o meno da quasi tutto il villaggio in strade sterrate e rotte. E’ per questo che dopo una giornata di pedalata ci incominciamo ad accorgere che la ruota ha una forma pari ad un uovo…Dopo esserci accorti di questo notiamo anche che tre raggi sono partiti e così, con la solita fortuna che ci ritroviamo, conosciamo un signore mussulmano che parla Inglese(Islamuddin)che ci ospita per la notte nella sua umile dimora. Passiamo la serata a fargli vedere oggetti che non aveva mai visto in vita sua … pila a dinamo, macchinetta per il caffè e i "cotonfiocc"….troppo divertente, si vedeva lui che girava per la casa con il "cotonfiocc" a penzoloni senza capire bene illoro reale funzionamento.
Il giorno dopo ripariamo la ruota e ripartiamo, ma i problemi riemergono dopo appena 20\30 km . Ad uno ad uno vediamo i raggi partire facendo della ruota un ferro vecchio….anzi un alluminio vecchio. Non è la prima volta che ci succede, anzi questa è già la terza ruota dalla partenza …ma questa volta prendiamo una decisione dastrica…..LA BICI VA CAMBIATA!!In effetti il peso che ci portiamo dietro supera ogni legge fisica, e poi con noi due  sopra tutto il peso arriva anche a 300 kili…quindi è normale che le ruote si rompano, in più essendo in India (anche se è la patria della bicicletta) non è facile trovare cambi o ruote del “26” visto che qua tutte le
bici portano le “28”.
Dopo aver distrutto completamente la ruota, cominciamo a fare autostop per arrivare ad Alwar, dove è presente la stazione dei treni con collegamenti fino a Jaipur, città vicina al villaggio della nostra amica Sara, Banasthali).Come era logico in meno di 3 minuti veniamo assaltati da una mandria di gente che non ci lascia respirare, tra questi c’è un ragazzo molto alto e invadente che ci chiede a quanto li avremmo venduto il tandem, tranquillamente li rispondiamo che non era in vendita ….questo tipo continua a proporci l’affare .e man mano che passano i minuti diventa anche leggermente manesco, impedendoci di andare via dalla folla di gente….dopo aver usato le maniere brusche ce lo togliamo dai piedi trovando un camioncino che ci offre (100 rupie\1 euro e mezzo)un passaggio fino ad ‘Alwar.
Arrivati in città prendiamo il primo treno che porta a Jaipur (22.00) e in 4 ore arriviamo a destinazione senza grossi problemi.Arrivati a Jaipur la destinazione è la fermata degli autobus…ormai la notte è passata in bianco e in un batter d’occhio sono già le 6 di mattina Appena arriva il bus(un mezzo che non pensavo esistesse ancora sulla faccia della terra…)carichiamo il tandem sul tetto del bus e ci avviamo verso Banasthali. Quando arriviamo ci accoglie un ragazzo che conosce bene Sara e ci porta direttamente a casa sua. Entriamo, ci conosciamo e scopriamo che Sara è una ragazza di 30 anni che da un anno e mezzo insegna italiano nel villaggio, ha anche una grande passione per i burattini. La casa è semplice ma molto bella e spaziosa e dopo esserci accomodati Sara ci racconta la storia del villaggio.
Bansthali è un villaggio fondato negli anni 30 da un signore post Ghandiano(Hera Lal Shastri), che con il passare degli anni ha migliorato le condizioni di vita e aperto scuole per sole faciulle.Infatti qua è una specie di megacollege dentro il quale vivono circa 6000 ragazze che
ogni giorno frequentano lezioni di materie obbligatorie più dei corsi facoltativi tipo danza, equitazione, musica e appunto italiano, il quale Sara insegna a 2 classi di una decine di ragazze. Il villaggio è circondato da delle mura che fanno si che non entri gente che non vive nel villaggio….diciamo che è una piccola oasi di pace e di tranquillità, anche se per molte ragazze non è così.
Dopo la spiegazione cominciamo a parlare della bici, spiegandoli che avremmo dovuto comprarne due nuove e che il tandem l’avremmo lasciato volentieri a lei. Così l’indomani senza ripensarci andiamo a Niwai (il villaggio più grande del distretto) e dopo aver trovato il primo ciclista ci mettiamo d’accordo sul prezzo di 2 Atlas(la bici storica Indiana), quella che usano anche i lattai del posto i quali ogni tanto vediamo passare stracarichi di bidoni di latte pesantissimi. Per poco più di 30 euro sono nostre; soddisfatti ritorniamo a casa di Sara.
La sera la passiamo ad apportare piccole modifiche alle nuove bici (Atlas nera con freni a bacchetta, doppia forcella, marcia unica, ed una linea che ricorda le vecchie bici italiane che andavano in voga negli anni 50…..in India ancora attualissime).
Il giorno dopo con Sara ci conosciamo meglio e pensiamo assieme a un progetto che ci stimola molto….e’ quello di andare nelle scuole dei villaggi e insegnare la geografia ai più piccoli grazie anche ai burattini di Sara.L’idea ci attrae tantissimo, così dopo un breve giro in bicicletta a far visita nelle incredibili scuole vicino a Bansthali fissiamo per Lunedì 11 con una di queste.
Fantastico, l’entusiasmo è alle stelle, in questi giorni prepareremo la “lezione”da proporre ai bambini.
A presto ….Lorenzo
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23 Novembre 2006 [Delhi-India]

E` passato gia` piu` di un mese da quando ti avevamo scritto l`ultima volta; questo periodo in Kazakistan ci ha riservato esperienze fantastiche che saranno difficili da dimenticare.
Come gia` saprete, siamo stati costretti a prendere un`aereo da Kiev ad`Astana (capitale Kazaka), a causa della rigida legislazione Russa che non permette di entrare nel paese, se non hai un programma dettagliato di dove passi con tanto di riservazione di albergo per ogni giorno di residenza.
Anche il visto per il Kazakistan non e` stato semplice averlo, infatti abbiamo dovuto ricorrere ad una specie di "escamotage" all`ambasciata in Ucraina, dichiarando di soggiornare in albergo almeno per il primo giorno(chiaramente ,cosa non vera)...ma i soldi per questi paesi, abbiamo scoperto, che possano aggirare anche le leggi piu` ferree.
Quando siamo arrivati ad Astana lo stupore e la sorpresa si sono mischiate ad un po' di delusione; infatti grattacieli e strutture ultramoderne fanno da contorno ad una città che ha visto la luce appena 10 anni fa, appena e` divenuta capitale (prima la cap. era Almaty). Sembra quasi che lo stile moderno abbia sovrastato culture e tradizione. La gente, qua, sembra voler imitare lo stile occidentale, questo si puo` notare nel modo di vestire, negli atteggiamenti e in tutto cio` che ti circonda nella citta`.
Qua la situazione politica ``si dice che e`democratica``, anche se in realta` si e` ben consapevoli della presenza di un comunismo "ben camuffato".
La polizia e` in ogni angolo della città (anche dentro i negozi); un altro grosso problema e` la corruzione; come avevo gia` detto, qua con i soldi puoi fare tutto o quasi(..pensare che uno di questi giorni un poliziotto ci ha accompagnato dentro una stazione, ci ha aiutato a caricare il tandem sul treno dopodiche` ci ha chiesto soldi per il favore fatto...per fortuna ho saputo recitare abbastanza bene per far capire in Russo che non avevo una lira.)
Dopo 2 giorni dall`arrivo in Astana, il nostro viaggio e` continuato verso Karaganda`(230 km a sud), visto che non e` stato possibile fermarsi ad aiutare in qualche gruppo o associazione del posto, e l`unica soluzione che avevamo di restare in kazakistan era l`indirizzo di un gruppo di suore della congregazione di Madre Teresa di Calcutta a Timirtau, che ci aveva dato una nostra amica di Lecco(Marta) la quale ha lo zio che lavora per la caritas in Kazakistan e quindi conosce molto bene le suore.
E` proprio qua che dopo tre giorni passati nella fredda e desolata steppa Kazaka ci siamo fermati a dare una mano per circa un mese.
Al nostro arrivo le suore ci hanno dato il benvenuto e ci hanno offerto vitto e alloggio in cambio del nostro aiuto.
E` stata un`esperienza fantastica, a diretto contatto con la gente di strada della citta`. In questo "centro" vivano 6 suore (2 africane<sister Clementina e s.Mary E.>, 3 Indiane <Magdalin, Cossomita e la superiora Alia> e un Italiana, sister Fathima. La lingua uffiale della congregazione e` l`inglese.
Il loro "lavoro" e` quello di occuparsi di una comunita` di anziani, che sono stati raccolti dalla strada(pulirli, darli da mangiare e medicarli), in piu` il sabato arrivano piu` di 80 barboni che usufruiscoscono di una zuppa calda e della bonta` di queste donne.
La loro e` una vita non solo di servizio ma anche di preghiera e di una fede sconfinata in Dio, infatti piu` della meta` della loro giornata e` dedicata alla preghiera. Sono l`esempio perfetto di fede ed` allegria, hanno sempre il sorriso sulla bocca ed` e` impossibile vederle arrabbiate nonostante una situazione generale davvero triste; basta fare una passeggiata in Timirtau per vedere una situazione critica e deprimente(palazzi abitati totalmente distrutti e persone che vagano per le strade con bottiglie di vodka o birra per dimenticare i problemi di una vita piena di sofferenza e poverta`). Purtroppo il nostro servizio si e` dovuto interrompere il 22 novembre a causa della scadenza del visto (e` stato impossibile prolungarlo) ed e` per questo che abbiamo dovuto prendere un aereo che ci ha portato fino a Delhi(India).
Infatti ti stiamo scrivendo proprio dalla capitale dentro alla sede generale della Tara Project che si occupa della produzione di oggetti del commercio equosolidale (a riguardo, saluti al granello di Prato).
Qua la citta` e` qualcosa di incredibile, sembra di essere dentro a un film (riscio` e macchine mai viste ti sfrecciano in vie supertrafficate).
In questi giorni decideremo riguardo ai nostri progetti di viaggio, per il momento avendo il visto per 6 mesi pensiamo di restare qua qualche settimana dopodiche` scenderemo verso Goa, dove conosciamo una ragazza Italiana che si occupa di un progetto chiamato"Gandhigram",(produzione di tele tipicamente indiane)...ma per ora sono solo idee.....si stara` a vede`

A presto
Lorenzo e Francois                                
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24 Ottobre 2006 [Ucraina]
 
Ciao Matteo...
Ti scrivi
amo dalla "fredda" Ucraina..dove in questi giorni abbiamo risolto il problema dei visti, per quanto riguarda il Kazakistan.
In questo periodo siamo stati ospiti da una famiglia che abbiamo conosciuto davanti all`ambasciata. Nonostante siano in 8 sotto uno stesso tetto, sono stati gentilissimi e ospitali. Loro sono di religione Cristiano Evangelica e in questi giorni abbiamo avuto modo di confrontarci e conoscere un modo nuovo di pregare. Denis (questo il nome del ragazzo che ci ha ospitato) e` riuscito grazie alla preghiera, alla famiglia e all`avvivinarsi a questa religione, ad uscire da una brutta situazione che lo ha visto faccia a faccia con la droga e con lo spaccio...E` davvero incredibile sentirlo parlare, sembra quasi che Cristo sia la sua ragione di vita...forse e` proprio così. Denis ha una moglie che si chiama Olia e un figlio di 1 anno e mezzo che si chiama David. In casa abitano anche la sorella di Olia (Maria), sua figlia, il fratello di Olga (Sascia) il quale ci ha concesso il suo letto per una settimana e la mamma (una vera donna di casa Ucraina). Parlando di noi ...venerdì 27 voleremo per per il Kazakistan, piu` precisamente ad Astana, il tandem dovremo smontarlo e impacchettarlo ben bene. Il biglietto non e` costato moltissimo ..circa 300 euro a testa, naturalmente ci siamo fatti aiutare da un`agenzia di viaggio..anche perchè andare direttamente all`areoporto a comprare il biglietto avrebbe voluto dire perdere una settimana, visto che qua  "regna" il Russo.
Ti mandiamo un po di foto(Denis e la famiglia, le chiese di Kiev e altro).
A presto Lorenzo e Francois
 
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13 Ottobre 2006 [Bucarest]
 
Ciao Matteo ..
fortunatamente siamo riusciti a trovare un computer dove poterti inviare delle foto..
Siamo a casa di un ragazzo ucraino ...la storia e` incredibile ..l`abbiamo fermato per la strada per chiederli un informazione su un indirizzo di una signora servas ,che successivamente abbiamo scoperto "non esistente"...fattosta`che questo tipo ci ha offerto di dormire a casa sua ,e come di consuetudine non abbiamo rifiutato.
Siamo vicino ad Odessa sul Mar Nero(fantastico)e nei prossimi giorni ci organizzeremo per approdare in Kazakistan..infatti in Russia non e` possibile entrare in bicicletta per fatti burocratici e di sicurezza che non riusciamo ancora a capire..abbiamo addirittura discusso con il console Russo di Bucarest,ma niente da fare...ci tocchera` prendere un treno o un aereo che ci portera` direttamente ad`Almaty(l`ex capitale) dove probabilmente abbiamo un appoggio per l`inverno presso un centro diretto da un italiano, che si occupa di bambini cardiopatici(L`Arca
www.larca.org).Questi ultimi giorni sono trascorsi bene;abbiamo terminato
la nostra esperienza a Bucarest presso la Concordia(www.concordia.co.at).E` stata una settimana fantastica durante la quale siamo stati a contatto diretto, dalla mattina alla sera,con questi ragazzi(ti ho mandato la foto..quella nella quale c`e` la ragazza che mi strozza).Ognuno di loro ha problemi che e` difficile immaginare,c`e`chi e` rimasto orfano di genitori,`c`e` chi ha vissuto per anni in strada,e c`e`chi e`cresciuto qui e una famiglia non l`ha mai vista...comunque tra una sigaretta e una partita a calcio la giornata corre veloce e questi ragazzi si sentono al sicuro..come in una grande famiglia(un saluto speciale a Florin e Sandal e al loro futuro figlio,a Maurice,Remus,Gabii e tutti i volontari e gli educatori del centro(e all'ingegnere)).
Comunque il nostro viaggio continua, e dopo alcune disavventure con dei ladri Rumeni (risolte fortunatamente bene)siamo arrivati in Ucraina dove la gente e` per la maggior parte contadina ma a differenza della Romania vanta una gentilezza e un`ospitalita` fuori dal normale.
Il paesaggio e` magnifico e arrivando sul mar nero[FOTO]si ha l`impressione di essere in un altro mondo.

Ps.La foto con una trentina di persone l`abbiamo fatta in un piccolo villaggio ucraino dove siamo stati circondati da una comitiva di ragazzi che ci ha chiesto autografi e foto...incredibile
ora ti lascio ..saluta tutto il granello..
Lorenzo e Francois

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 25 Settembre 2006
[Bucarest]

Ciao Matteo ...
La prima e' che per due settimane circa ci fermiamo a Bucarest a dare una mano ad un' associazione che si chiama <Concordia> che si occupa del problema dei ragazzi di strada della citta'.
Pesa che la sera vengano a dormire piu`di 100 ragazzi che ogni giorno hanno a che vedere con droga e problemi familiari.
In questi giorni abbiamo avuto modo di vedere la realtà Rumena,ed è davvero incredibile lo spaccato tra campagna e citta`. Da una parte contadini e zingari che vivono in capanne o in dei palazzi totalmente distrutti, con la spazzatura e animali liberi, che fanno da contorno a tutto il paesaggio e dall'altra citta' industrializzate, che offrono divertimenti non stop.
Ora si vedra`questa esperienza come andrà e fra una settimana ti faremo sapere..
A presto ...I due viaggiatori


13 Settembre 2006 [Belgrado]

Ciao Matteo...
Chi ti scrive sono i due viaggiatori.

Siamo ormai alle porte di Belgrado(Serbia Montenegro)e ti stiamo mandando questo messaggio da una casa di una famiglia Croata che ci sta ospitando(non sono di Servas);infatti qui in Croazia come in Slovenia pur essendo dei paesi che hanno visto da vicino la guerra le persone sembrano parlare la stessa lingua ed' avere una sintonia che in Italia e' difficile trovare....Per ora e' bastato bussare a porte di case contadine e non solo per ricevere un'ospitalita' che ormai sembra essere scontata,la gestualita'e'diventata la nostra lingua(qui trovare qualcuno che parla inglese e' davvero difficile)..ogni famiglia(e ripeto,non sono di Servas)ti offre qualcosa e il viaggio diventa sempre piu' bello perche' c'e' la possibilita' di conoscere gente davvero interessante.
Queste zone in cui siamo attualmente sono state colpite dalla guerra del 90/96 e certi paesaggi sono davvero agghiaccianti..ti mando alcune foto.
Saluti dalla Croazia
Ps Saluta Adelina e tutto il Granello

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