Lunedì 24 Luglio 2005
Preludio
Il mio Viaggio comincia prima del treno che prenderò, prima di posare la bici in un altro paese.
Il mio Viaggio è già cominciato, il Viaggio dentro me stesso. Sto già faticando lungo le ripide salite del mio carattere, soffrendo lungo le mie paure. La mia Paura, il mio disagio profondo…la dannata Paura di un uomo qualunque quando si trova a dover affrontare l'Insicurezza.
Non esser certi di avere un tetto sotto al quale dormire, una doccia calda dopo essere stato sotto la pioggia per km e km. L'Insicurezza, la Natura…come se tutto questo fosse lontano, come se fosse davvero Sicuro passeggiare per le strade di Londra o prendere il Sole in un grande albergo al Sharm el Sheik. La verità è che non esiste nessuna Sicurezza; le nostre case, i nostri affetti, sono tentativi, onesti ma inutili, di indirizzare la Vita o il Destino secondo i nostri intenti. Non c'è Sicurezza, non si può mai essere sicuri che domani faremo davvero quello che abbiamo progettato.
Folli, che non guardano davanti a se per la paura del Vuoto che vedremmo.
Folle la mia Paura…certo potrei non trovare un tetto sotto al quale ripararmi dalla pioggia, e allora?. Posso forse credere di avere ogni giorno un “tetto” per ripararmi dal Mondo là fuori?
Allora il Viaggio, il Nomadismo, diviene Allenamento alla Vita, provo a guardare avanti ed ad accettare il Vuoto, smetto di illudermi di poter controllare ogni passo che farò. Non vi è nessuna Reale Sicurezza nel vivere quotidiano, proprio come non ve ne sono nel Viaggio.
Allora tremo, consapevole però che nulla cambierà mai la mia condizione di Uomo, caduco e precario, esposto ai capricci del Vento. Guardo la mia Paura e cerco sentirmi un Gigante, stanco della sua vita da Nano.
29 Luglio 2005
Partenza
Verona P.N ore 1.00 a.m.
Il treno, partito ore fa da Prato e diretto a Monaco, è stracolmo e caldissimo. Gli amici tedeschi sono tutti, a loro agio, scalzi sulla rovente moquet. Nel vago n e bici qualcuno a lasciarto anche le borse, fiducia nel popolo dei pedalatori ?, le nostre sono qui vicino a noi.
Nel nostro scompartimento ci sono due ragazzi, probabilmente inglesi, un tedesco che vive vicino ad Assisi ed un asiatico, probabilmente cinese, che gira con asciugamano verde al collo, col quale pulisce una grossa pera e stappa u na piccola bottiglia di un qualche, strano, liquore.
L'arrivo ad Innsbruck è all'unisono col Sole. Alle 6.00 ha aperto la biglietteria ed abbiamo incontrato, prima sorpresa per un italiano disincantato, un Uomo che faceva bene il proprio lavoro. Non solo ci pazientemente spiegato tutto il percorso che ci attendeva e preparato il biglietto per Salisburgo, ci anche invitato a tormare alle 7.00 per vedere se riusciva a prenotare il posto per le bici alla compagnia degli autobus.
L'Adelina, la mia compagni di viaggio, dice che hanno la faccia strana, inespressiva, probabilme te un po' è vero, ma a me per adesso piacciono questi austriaci...
Saliamo sul treno per Salisburgo, bellissimo, ed incontria mo Klaus, un infermiere di Innsbruck che parlandoci in italiano ci ha simpaticamente intrattenuto.
Salisburgo sfiora i 38°, nonostante cio, mentre noi avventurosi ed “abituati” italiani faticavamo lungo le piste onnipresenti, frotte di salisburghesi armati di pacchi e figli al traino pedalano serenamente…Verso le una, dopo un ottimo panino realizzato a “mano” con un delizioso, puzzolente formaggio ed una copia in plastica di un pomodoro, saliamo sull'autobus, bici al seguito, per St. Michael im Lungau.
Dopo un viaggio senza aria condizionata ma con un autiere gentilissimo, eccoci a 1000 s.l.m, col solito bollore.
St. Michael, dieci case, tutte in salita fra boschi e prati verdissimi: una cartolina.
La signora ci aspettava, la camera è deliziosa, la doccia, (dopo quasi 24 h di viaggio) è preziosa…manca solo una cenetta coi fiocchi.
30 Luglio 2005
St. Michael im Lungau - Murau: 55 km
progressivo 55 km
Stadl un der Mur ore 13.30
La cena di ieri è stata favolosa, il cuoco che “parlava italiano” ci ha organizzato due zuppe, una con l'aglio ed una ai funghi, meravigliose. Ha poi portato un piatto di verdure (ma senza i crauti, anche se quando l'Ade li ha chiesti ha detto “Ya, Ya Kraute!”) ed un pentolino con pastella e formaggio, tutto accompagnato dall'immancabile insalata totalmente scondita. A fine cena è tornato e con i suoi baffoni grigi ci ha detto che possiede un Ducati 916, un R1 e due cavalli, uno bianco ed uno nero, a lui piacciono gli Western ma i sigari non li fuma!; che personaggi.
Stamani, dopo una delizioso colazione, abbiamo lasciato quel posto incantevole (io ho ancora i lucciconi), direzione Murau. La pista per noi inizia qui, anche se in realtà parte dalla cima del monte, dove nasce il fiume Mur, tredici km di salita (o discesa) prima. La strada è facilissima e deliziosa fino Tansweg, il capoluogo del Lungau, per adesso sono solo prati incastonati tra ampie valli ed il fiume, stretto e limpido, che ci corre accanto. Lasciata Tansweg dopo una piccola sosta ci avviciniamo ancor più al Mur, ed una decina di km sono fra il fiume ed una piccola linea ferroviaria dove ancora non è passato un treno. Questo primo tratto permette di recuperare la stanchezza accumulata ieri, l'acqua che scorre, la lontananza dal rumore invitano a respirare e godersi l'invasione che questi colori delicati creano intorno alle nostre ruote.
Arrivati a Reigesten la faccenda si complica un po', i saliscendi fanno sentire, in realtà sono brevissimi ma le borse “tirano giù”. Adesso siamo sotto due grossi alberi, a gustarsi due panini a base di formaggio e TOMATEN!, han detto che nel pomeriggio pioverà, presto ripartiremo. Sembra da malati del pedale ma in questo prato che una cicala che, in alcuni momenti, produce un frinire…come la ruota libera della bicicletta, è la quarta volta che mi giro e…non ci sono ruote in vista.
Murau ore 18.30
Siamo a Murau, una cittadina carina con una strada piena di negozi dalle pareti colorate (chiusi al sabato!) ed un interessante castello; si scorge anche una chiesa, di quelle col campanile così appuntito che sembrano voler bucare il cielo. La cosa più rilevante, a parte il museo della birra che spero domani sia aperto, è quella che ho definito la sagra del “truzzo”; va detto che questo ha risposto alla mia domanda: “Ma cosa faranno i ragazzi di questi paesini di montagna?”. Si tratta di un piccolo ponte, invasi di banchi per birra e tattuaggisti, con al centro una pedana da dove, personaggi assolutamente “particolari”, si tuffano nel Mur.
Sagra a parte, stamani un bus ci ha suonato poco dopo la partenza, squadro l'autista in un rigurgito di stizza auto-difensiva tipica del ciclista urbano, buco il finestrino con lo sguardo, pronto al peggio…era l'autista di ieri che, avendo riconosciuto dalle bici ci stava salutando a braccio spiegato!, sono proprio un italiano di città.
Questo primo giorno si chiude con un dolcissimo sapore d'erba in bocca e con una doverosa osservazione: anche se abbiamo percorso pochi km in questo paese ho gia potuto vedere persone, viaggiatori, ce pedalavano col gusto di farlo, con tranquillità e con due grossi polpacci!, al loro confronto io ed i miei amici di pedale dobbiamo inchinarci.
31 Luglio 2005
Murau - Judenburg: 50 km
progressivo 105 km
Judenburg Preambolo
Stamani abbiamo chiuso la porta di camera per attraversare la piazza e fare colazione: pioveva appena.
Le nuvole nere e bianche ornavano i bei prati e la pioggia vera pareva lontana. Appena lasciato il centro ecco la prima m,meraviglia della giornata: un piccolo giardino tipo l'Italia in miniatura, solo che questo era Murau in miniatura; i binari del treno correvano fra le casette, dopo essere usciti dalla porta della casa vera, e si arrampicavano sino alla chiesa del paese in cima al giardino –paese: una meraviglia.
Verso Frojach la prima salita…in cima quattro ciclo-turisti sulla cinquantina, una saluto e via.
Sali-scendi nel bosco e sosta a base di biscotti a Scheifling…riecco i quattro tedeschi, che infilan direttamente in un locale.
Poco dopo, eccola.
La Pioggia, questo meraviglioso Elemento, che porta l'Acqua,la Vita, eppure di solito non riusciamo a gioirne, tanto meno lo si direbbe in bici…eppure, eppure oggi è stato diverso, lungo una discesa mi sono messo l'impermeabile ed al grido di “Eine bier bitte!” (Che di sicuro non si scriverà così) mi sono lanciato contro il muro d'acqua. Non era una sfida, almeno non soltanto, era voglia di giocare, desiderio di gioire assieme al Tempo.
Ad un tratto ci siamo fermati sotto un albero ed abbiamo incontrato di nuovo il gruppo dei quattro. Questa volta ci siamo messi a parlare in inglese: sono austriaci, due coppie, Catherina parla anche un po' di italiano, hanno un figlio metereologo, lochiamano: oggi è variabile con temporali, domani migliora…il maltempo arriva dall'Italia: risate generali.
Sono forti questi austriaci. Parliamo, ci dicono che venti anni fa, con i figli si sono fatti la Toscana in una settimana, in bicicletta!:Pisa,San Geminiano, Pratolino, Siena (Oh Siena!, beatiful!). Adesso arrivano a Leoben (noi ci arriveremo solo domani) il giorno è lungo, ci dicono…della pioggia non gliene importa nulla.
Poco dopo un altro episodio delizioso: ci fermiamo un attimo, poco dopo una breve salita, vicino ad una curva. Ci affianca un auto ed una signora abbassa il finestrino. Parla in tedesco, non capisco, cerco di spiegarle che non la posso aiutare, nulla. Ad un certo punto mi guarda e dice: “Judenburg?”, io annuisco, con la mano mi indica la direzione e ripete “judenburg” e qualcosa che assomiglia ad un “sempre dritto”.
Ora capisco, pensava che ci fossimo fermati perché non conoscevamo la direzione da seguire e si era fermata per indicare dove andare a due ciclisti bagnati nel bel mezzo della Stiria: che persone deliziose.
Ad Unzmarkt ci fermiamo sotto la pensilina del treno, accampati alla meglio; non pioverà più fino a Judenburg.
Mentre siamo a fare merenda al bar finto italiano della piazza principale, con Saker torte e musica di Gigi D'Alessio in sottofondo, ci recuperano i quattro, ancora 40 km e poi, anche per loro, un po' di riposo.
ore 16.30
Stiamo facendo merenda in un Segafredo Zanetti bar, perché l'Ade muore di fame!, le donne.
Judenburg sembra una città, piccola ma con tutto quello che da qualche giorno non vedevamo più: parchimetri, bar eleganti, ecc.
In realtà dal breve giro che abbiamo fatto sembra piena di italiani, tant'è che nella piazza principale c'è la festa italiana del calamaro, mentre non si trova una Gasthouse. Ovunque leggiamo “Piza”, “Gelato”, ed un locale che mi pareva carino in realtà è la “Pizzeria San Marco”!
Adesso ho bisogno di una doccia, calda oggi.
ore 18.00
Nonostante la camera sia deliziosa, lo stomaco non languisca più, assaporo uno stato di lieve tristezza.
Non è la stanchezza, ma questa città.
Dopo tanti km di Natura, paesini e cortesia, siamo tornati su strade dove non tutti salutano ad un cenno, dove la receptionist non sorride a piene mani. Questo non significa ovviamente nulla, due ore non sono certo sufficienti per giudicare un posto, a volte non lo è neppure una vita.
Oltretutto è domenica ed è quasi tutto chiuso; forse il vero problema è che volevo una buona cena in una Gasthouse e non ne ho vista ancora una.
1 Agosto 2005
Judenburg – Bruck an der Mur: 80 km
progressivo 185 km
Bruck an der Mur ore 18.00
Siamo oramai intorno al km 200, la stanchezza si fa sentire, anche fra noi.
La giornata è cominciata in maniera ambigua, un bel sole tiepido, con nuvole bianche accovacciate come mucche sui monti, una bella colazione e con la prima foratura. La cosa non sembrava nulla, finché non abbiamo scoperto che le valvole delle camere d'aria che avevamo con noi non passavano dal cerchio. Ho dovuto smontare la camera della ruota posteriore dell'altra bici e fare un cambio. La cosa sarebbe finita qui se non mi avesse portato ad assaggiare quello che ho definiti il lato oscuro della Stiria, ma che in realtà è comune ad ogni luogo. Il destino opera per vie imperscrutabili e così mi sono fermato a comprare una nuova camera d'aria, con la valvola giusta, in un paesino vicino a Zwelteg. Il tipo mi ha riconosciuto come turista e mi ha venduto una camera d'aria al costo di una camera d'oro…
In realtà è da Judenburg che la gente, soprattutto i giovani, non salutano più sulla pista o sui marciapiedi semi-deserti.
Comunque foratura a parte, la pista che esce da Judenburg passa fra un piccolo bosco delizioso, ed i saliscendi di ieri sonon solo un ricordo. Dopo pochi km si incontrano Zwelteg, dove un aereo militare ci svolazza sulla testa, e poi Knittefeld, due brutti modellini di città nel mezzo della bella pianura del Mur.
Proseguendo verso Leoben la strada scende con decisione e si può andare spediti, purtroppo la pista diventa presto una strada statale che costeggia l'autostrada o qualcosa di molto simile.
Leoben finalmente arriva, con il suo museo della birra, la sua università e la sua deliziosa, amia, piazza centrale. Dopo un buon pasto sul fiume, partenza verso Bruck an der Mur.
Fortunatamente mancano solo 20 km, la strada statale che dobbiamo seguire ed il sole che picchia forte, mettono alla prova il nostro amore per i pedali.
Arrivati a Bruck an der Mur ci renio conto che ormai la vita di montagna è finita, queste cittadine si assomigliano un po' tutte: tutte piccole e mal riuscite imitazioni di centri più grandi, coi loro caffè, i loro negozi alla moda, ecc.
Abbiamo faticato a trovare un locale che offrisse dei piatti tipici, ed abiamo poi speso abbastanza, comunque ne è valsa la pena.
Cosa mangia un erbivoro in Austria?
-Cucina erbivora locale
Mi sono tenuto alla fine il capitolo personaggi. Oggi è stata una giornata meno interessante di ieri eppure qualcosa è successo.
Di nuovo c'è da distinguere fra gli abitanti locali che fanno la nostra strada (Murradweg) per un tratto, che sorpassano con trilli di campanelli e neppure un saluto, e glia appartenenti al popolo del Viaggio su Due Ruote. Di questi ultimi soltanto pochissimi esemplari, a noi ne sono capitati un paio, non sono socievoli. Glia altri hanno voglia di parlare, di chiedere da dove veniamo o dove andiamo. Al limite qualcuno, poco loquace, ci supera in salita e, riconoscendoci italiani, ci incita con un “Forza, forza!” solo che la “z” è in tedesco e questo fa la differenza…ma la vera sorpresa di oggi è stata un'altra. Scendendo veloci da una piccola discesa abbiamo superato un personaggio abbastanza strano, ma andavamo veloci…dopo qualche km mi affianca, lo guardo. Piegato con la schiena all'indietro, zigomi pronunciati e naso proteso verso la meta, maglietta di cotone bianco, sporca, e cappello da muratore rosso e bianco. Mi dice qualcosa in tedesco, io gli chiedo se parla inglese, ci pensa un po' su e poi: “How many kilometers to Bruck?”, con un accento tutto austriaco, ed io: “25!”, “Thanck you”. Mi supera e colgo il particolare:le mutande ad asciugare sulle borse, un po' come noi l'altro giorno, ma in modo molto, molto più genuino. Avrei voluto parlargli un po', ma a lui interessava di più la Via…
2 Agosto 2005
Bruck un der Mur - Graz: 75 km
progressivo 260 km
A 15 km da Graz ore 13.00
Ci siamo fermati pasto, oggi a base di pane, uovo strapazzato e formaggio. La pista che esce da Bruck è davvero molto bella, anche se non esattamente pianeggiante. Anche oggi abbiamo incontrato qualche gruppo di ciclisti con le borse, e tutti più adulti di noi. Abbiamo attraversato la deliziosa Frohnlaiten, con la sua splendida piazza centrale dove qualche “collega” stava già ordinando il meritato pranzo.
La stanchezza oggi si fa davvero sentire, ma la sensazione di stamani continuiamo a dirci che, km dopo km, il tragitto vero sarebbe quello al contrario, verso l'alto, verso le Montagne.
Graz ore 18.00
Siamo a Graz.
Ce ne siamo accorti dal supermercato, fuori, per la prima volta in 300 km, c'era un uomo a chiedere del denaro ai passanti. Questa è la Città, qualunque città. Siamo passati da centro, davvero bello a prima vista, ma caotico, con i turisti, i bus, i lavori in corso, i ragazzi di strada con i loro cani…la Vita della Città.
Gente con facce diverse, qualcuno ti sorride, qualcuno ti evita; d'un tratto una vecchia, trasandata, sporca, mi viene in mente che una cosa così non l'avrei vista in un paesino.
Il mio Viaggio attraverso la Stiria finisce qui, proprio dove era comiciato: fra i Rumori ed il Caos di una Città
Graz ore 22.00
Mi era già parsa una città molto vitale e con molte bici, ma dopo un sommario giro notturno devo dire che può essere definita assolutamente deliziosa ed assolutamente “invasa” dalle bici.
Nel parco locale c'è un locale pieno di ragazzi all'ora dell'aperitivo, che in Austria è una bella birra fredda, e parcheggiate ovunque bici, bici…bici!
In centro è stato tutto un susseguirsi di due ruote e telai luccicanti. Niente scassoni, perché Graz è un continuo sali-scendi. Ragazzi e non, ogni età, ogni generazione ha le sue due ruote.
Bici Ovunque.
Ancor più che a Salisburgo questo è il mio Sogno divenuto Realtà…
4 Agosto 2005
Graz-Innsbruck-Trento
Treno
Innsbruck ore 00.31
Abbiamo lasciato Graz nel pomeriggio, rincorsi da meste nuvole in strette vallate. Adesso siamo alla stazione, ad aspettare un altro treno, destinazione Trento. Come sempre le stazioni sono foriere d'incontri particolari.
Stamani, alla stazione di Graz, abbiamo incontrato il signore del gruppo dei quattro, incontrato verso Judenburg. Ancora col casco in testa ci ha salutato ridendo, ci siamo stretti la mano ed augurati, ancora una volta, buon Viaggio.
Sempre alla stazione di Graz abbiamo dovuto fare lo slalom fra i fari, stavano infatti girando un film; ad Innsbruck la sorpresa: anche qui faretti e macchine da presa.
Annoiati siamo scappati, ruote “alla mano”, verso la Città di Notte. E' la seconda volta che vedo Innsbruck di notte, nell'attesa fra un treno e l'altro. Pensavo ci fosse più vita notturna, invece solo qualche locale semideserto e qualche bici. vagando in volo libero abbiamo incontrato un furgoncino della polizia municipale con due poliziotti che stavano scrivendo qualcosa, davanti a due stralunati ciclisti. Pensando fosse per la loro mancanza si fari siamo sgattaiolati via, fischiettando ilcollaudato motivo della pantera rosa…
La citta di notte, ogni uomo che cammina solo ci appare una possibile minaccia..la Notte, la Pioggia passata da poco de il sonno si fa sentire, tutto appare cinto da una lieve nebbia, come in un inizio di romanzo giallo.
ore 1.00
La sala d'attesa è piena di gente strana, quattro ragazzi austriaci un po' casinisti ma a posto, considerando che hanno davanti 10 bottiglie di birra vuote e due di super alcolici, uno strano italiano, di Agrigento, che passerà la notte qui, come una deliziosa signora olandese con la sua biondissima figlia. C'è poi una ragazza canadese che dovrà prendere il nostro stesso treno. Qui, nelle stazioni, le Strade, le Vite, si incontrano, si passano vicino per poi correre di nuovo lontano.
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Riflessioni in libertà
Rumore fra il SIlenzio:Con l'Ade ci chiedevamo perché spesso ci sorpassano auto di ragazzi con la musica a tutto volume. Abbiamo pensato che per noi, malati di caos e rumore, il Silenzio e la tranquillità di questi luoghi sono cure piacevoli ma, probabilmente, così non è per i ragazzi di qui, che magari devono trovare forme per esprimere la loro voglia di vivere.
Turismo mordi e fuggi: Spesso mi trovo a chiedermi perché sono qui, perché sto facendo un viaggio di 300 km in bici.
In pratica il paesaggio cambia poco, i paesi si assomigliano, eppure…
Forse è l'essere italiano che mi frega un po', in pochi km si alternano città bellissime e molto diverse. Ma non è solo questo, il fatto è che sono sempre stato abituato al turismo mordi e fuggi, del tipo: “Questo è il Colosseo …prego, prego tra dieci minuti ci aspettano all'altare della patria, poi il pranzo, nel pomeriggio fontana di Trevi, prego…prego”. Senza un attimo per Guardare, per osservare. Trovo fondamentalmente triste che la Natura abbia impiegato secoli, millenni per creare questi boschi, fiumi, montagne; che uomini si siano alternati per due, tre generazioni nella costruzione di una cattedrale, vite spese per creare un intarsio, un affresco…e noi le liquidiamo con dieci minuti di sguardo più o meno distratto. Al più cerchiamo di ricordarci quella lezione di storia dell'arte, quando ci spiegavano che nel ‘600, la visione dell'uomo…eppure chissà quanto di una personalità c'è dentro ad ogni opera.
L'Architetto doveva creare un luogo che ispirasse sensazioni, emozioni, eppure noi siamo così ciechi e frettolosi.
Il Viaggio è svago ma anche Pausa di riflessione, cosa allora di meglio della lentezza del pedale, che porta ovunque, con pazienza e dedizione, e con un pizzico di sana fatica.
Descrizione di un istante: Seduto, semidisteso, con una piazza raccolta tutt'intorno. L'aria fresca nelle narici, la dolce attesa di pasto alla sera.
La bici come fine non come mezzo: Lo scopo di questo viaggio era la bici. La bici è stata un fine, non un mezzo per giungere in qualche luogo. I posti che abbiamo attraversato, visitato erano soltanto contorno a questo esperimento fra uomo e bici. Spostarsi ed osservare il mondo girare ad una velocità adatta ai nostri sensi, incontrare persone lungo la via che fanno il tuo stesso esperimento, guardarsi, parlarsi. Osservare un uomo faticare in salita a causa del fardello che porta, il proprio corpo, magari con i chili in più dei propri vizi, il peso degli oggetti a lui cari, come il cellulare, i vestiti per la sera. Scoprire che, come in tante metafore, anche la bici ti rende chiaro che la persona che percorre più speditamente e più lietamente la Via e proprio quella meno legata alle cose del mondo.
Viaggio al contrario: L'arrivo a Graz è su una risicata ciclabile che affianca la via principale, camion che sbuffano, auto che rombano: non ci piace. Eppure come rimanemmo stupiti la prima volta che vedemmo la pista ciclabile a fianco dell'autostrada Treno-Bolzano, che meraviglia ci sembrò. Allo stesso modo saremmo rimasti stupiti di quanto Graz fosse ciclabile, saremmo stati felici per quella striscia grigia al bordo della strada. Ma adesso, dopo la meravigliosa via che abbiamo incontrato, da S.Michael a qui, siamo soprattutto delusi di questa “fratellanza” forzata con gli “autosauri”. Questo non è già un buon motivo per voler percorrere il Tour der Mur al contrario?
Certo che fare 300 km in discesa non è lo stesso che farli in salita, questo è vero…però…
La cucina del Viaggio: certo si potrebbe pensare che un vegetariano debba trovarsi male, in un ambiente come quello della Stiria, dove le mucche sono su ogni pascolo e non solo per fare latte. In effetti la presenza di carne nel menù tipico locale è abbastanza sostanziosa, ma ci sono anche valide alternative; andiamo per gradi. La colazione, lungo i km percorsi, si è rivelata il più standard fra i pasti. Si parte con latte e caffè, yogurt e cereali, magari con una spruzzatina di cacao o una puntina di miele, per poi imburrare del buon pane tostato ed abbondare con le marmellate. Latte e yogurt da queste parti sono stupendi; per quanto riguarda il pane c'è da sottolineare la grande varietà di tipi e forme, ci sono soprattutto panini, difficilmente si incontrano forme grandi come da noi. Per la colazione c'è un pane bianco, molto umido, appena dolce e delizioso. C'è poi il pane nero, aromatizzato con varie erbe, la più forte delle quali è l'anice; comunque per i ciclisti affamati la colazione non finisce qui. Si butta giù un buon sorso d'acqua, per far pulito dei sapori, magari anche uno di succo d'arancia e, con calma, si imburra un po' di pane, nero o bianco non importa, vi si pone sopra una, due o magari tre fette di formaggi dai sapori e gusti molto vari e delicati e…fino a pranzo siamo abbastanza a posto.
Vista la necessità di rimanere leggeri per poter ripartire presto, e vita la colazione, a pranzo ci siamo di solito concessi uno o due panini. Per la concezione che abbiamo sembra un pasto di fortuna, ma non è esattamente così. Come detto ci sono vari tipi di panino, molti aromatizzati con spezie o cereali, ci sono tanti buonissimi formaggi e, cosa da noi poco usata, qui si usano le salse per insaporire ancora di più. Il “panino della vacanza” è stato:
Pane scuro con cereali
salsa al “Tomaten und Pfefferoni”
formaggio molle di latte vaccino
Voto otto e mezzo.
La cena: Il più luculliano dei pasti, fonte di piacere ed infinito relax.
Abbiamo cercato i locali tipici, le Gasthouse, dove con una decina di euro si mangia zuppa, piatto unico e 1/2 l di ottima, fresca, birra locale.
Le meravigliose zuppe, al formaggio, all'aglio!, ai funghi, aprono le danze per il vero primo attore, il piatto unico. Dalle alpi in su tutti sono cultori di questo modo di mangiare, un piatto che da noi definiamo da pizza, viene riempito con carne (per i non vegetariani), formaggi, verdure, patate!, polpette, uova, ecc.
Il meraviglioso pane nero accompagna il tutto e la birra, bionda e fresca, accompagna le chiacchiere in un ambientegeneralmente caldo ed accogliente.
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